Invasi dalle mosche anche con il freddo Scatta l’ispezione Usl
TREVIGNANO. L’ispezione igienico-sanitaria lo ha confermato: nella zona a nord dell’impianto di compostaggio di Signoressa le mosche continuano a proliferare. E ne risente soprattutto l’abitazione immediatamente a nord, assediata dalle mosche anche a dicembre.
Dal verbale di ispezione igienico-sanitaria dell’Ulss 2 redatto il pomeriggio del 10 dicembre risulta infatti che sotto il porticato e a ridosso delle finestre della cucina e del bagno ci sono parecchie mosche. Ma non solo all’esterno: il verbale parla anche di mosche all’interno che svolazzano sopra il tavolo e nella zona dei fornelli. C’è scritta anche un’altra notazione: i portoni dell’impianto di compostaggio risultavano aperti. Insomma, dall’estate scorsa non sono ancora state debellate le mosche nonostante le affermazioni che per ferragosto l’emergenza mosche sarebbe stata risolta. Invece né insetticidi né strisce moschicide né trappole hanno fatto sparire le mosche da via Sant’Elena.
A chiedere nuovamente una ispezione, dopo quella effettuata lo scorso agosto, era stata Cecilia Santagata, che abita con la famiglia nella casa più vicina all’impianto di compostaggio, che è stato si completamente rinnovato ma in seguito alla sua entrata in funzione sperimentale ha determinato il fenomeno dell’invasione di mosche, presenti in numero consistente anche con le temperature rigide di questi giorni. La proprietaria di casa ha fatto mettere a verbale anche che ogni giorno provvedono a usare prodotti per eliminare le mosche. Ma a quanto pare continuano ad esserci. Cecilia Santagata ha messo sui social sia la foto del verbale che quella di mosche sopra i fornelli scattata dalla dottoressa del servizio di igiene, e non risparmia le accuse: «Ho invitato a casa mia il commissario della maggioranza in commissione di vigilanza dell’impianto di compostaggio perché si rendesse conto della situazione e questo si è rifiutato di venire – ha scritto – allego il verbale così tutti i cittadini possono rendersi conto della situazione che da mesi ci condanna a vivere». —
E.F.
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