Insulti alla senatrice M5S Borrelli non è il corvo

La parlamentare ex grillina Paola De Pin aveva denunciato sms e post ingiuriosi La Procura ha chiesto l’archiviazione per il “numero uno” del movimento
La senatrice Paola De Pin. ANSA/US Senato +++ NO SALES - EDITORIAL USE ONLY +++
La senatrice Paola De Pin. ANSA/US Senato +++ NO SALES - EDITORIAL USE ONLY +++

Non è David Borrelli l’autore degli sms e dei messaggi facebook minacciosi e ingiuriosi contro la senatrice ex grillina Paola De Pin. Non è lui il corvo che la scorsa estate ha scosso il gruppo trevigiano del Movimento Cinque Stelle. Lo ha stabilito la Procura chiedendo l’archiviazione del procedimento nei confronti del «numero uno» dei grillini che era finito sotto inchiesta a seguito della denuncia della parlamentare. D’altra parte Borrelli lo aveva detto fin dall’inizio: «Mai inviato sms di minacce e di insulti». Nessuna anticipazione da parte del legale della senatrice, l’avvocato Gianluigi Bincoletto, sull’eventuale opposizione all’archiviazione. Ma una cosa è certa: la caccia al corvo è più che mai aperta. Tutto ha inizio lo scorso giugno, nel periodo del dibattito sulla restituzione delle diarie e sull'espulsione della parlamentare Adele Gambaro per le sue critiche al leader Grillo. David Borrelli organizza un incontro pubblico con i parlamentari veneti, De Pin e Gianni Girotto per affrontare la questione dei soldi. C'è infatti una situazione poco chiara: la prima, che non partecipa all'incontro, ha restituito 5.792 euro in un mese e mezzo, mentre il secondo 10.550 euro, quasi il doppio. Come si spiega questa differenza? Il movimento vuole una risposta. Alla parlamentare arrivano i primi sms: «Devi allinearti», «Devi rendicontare, fino all'ultimo euro». La senatrice li rende pubblici e, per tutta risposta, vengono pubblicati su Facebook alcuni post al suo indirizzo e da lei ritenuti ingiuriosi. De Pin denuncia il caso in parlamento e, successivamente, decide di lasciare il movimento. Questo l’epilogo sul piano politico. Su quello giudiziario, invece, la donna presenta una denuncia in Procura elencando i messaggi offensivi ricevuti. Si fa riferimento ad alcuni sms che sarebbero stati spediti da Borrelli e ad altri di incerta paternità. La magistratura apre un’inchiesta e iscrive l’esponente grillino nel registro degli indagati come atto dovuto. L’uomo esclude fin dall’inizio il suo coinvolgimento nell’accaduto: «Non ho mai minacciato alcuno», assicura, «Quando si è posta la questione delle diarie e della differenza tra le somme restituite dai parlamentari veneti, ho chiesto spiegazioni. Anche perché era il movimento a volerle. Io ho presentato le liste e pertanto toccava a me domandare chiarimenti. Per cui mi sono limitato a girare due sms, uno il 18 maggio e uno a giugno i cui contenuti nulla hanno di minaccioso, né di diffamatorio». E infatti la Procura ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Ma la questione resta aperta: chi ha scritto i messaggi ricevuti da Paola De Pin? Chi è il corvo del movimento? Il caso resta aperto. La senatrice potrebbe opporsi all’archiviazione sollecitando nuove indagini. Ma sulle prossime mosse i legali sono blindati.

Sabrina Tomè

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso