Infiltrazioni a Santa Caterina dopo 500 mila euro di lavori

La scoperta nella zona del chiostro, da poco impermeabilizzata dal Comune. Ma ora c’è la mostra, impossibile intervenire. Negli anni spesi milioni per il museo
ZAGO AG.FOTOFILM TREVISO . CHIOSTRO DI SANTA CATERINA
ZAGO AG.FOTOFILM TREVISO . CHIOSTRO DI SANTA CATERINA

TREVISO. A inizio estate è scattata una vera e propria corsa per ultimare i lavori nel complesso museale di Santa Caterina. Ultimo intervento da eseguire in rapidità e prima dell’avvio della mostra “Natura in posa”: l’impermeabilizzazione del chiostro, 500 mila euro di spesa. Ma oggi nel museo ci sono ancora traccia d’acqua.

La grana

Lavori di sistemare? Altre infiltrazioni non calcolate? Problemi precedenti? Chi ha avuto a che fare con l’acqua sa quanto sia difficile intercettare e chiudere una falla, perché l’acqua cammina e passa anche da dove non ci si aspetterebbe. Ma di certo l’essersi trovati ancora una infiltrazione nel chiostro dopo mezzo milione di restauro (con ben due varianti progettuali in corso d’opera) ha stupito più di qualcuno. Ai dubbi sul cantiere, si aggiungono quelli sull’eventuale rattoppo. Oggi infatti non si può intervenire. Il museo sta ospitando la mostra del Kunstmuseum “Natura in posa” e l’allestimento non può certo essere rimosso per andare alla caccia della falla, ancor più se non è magari nel chiostro ma in qualche altro punto del museo. Di qui la scelta del Comune, che ha dovuto rivedere i termini di pagamento del cantiere, chiuso il 16 ottobre scorso (giusto in tempo per lasciare spazio libero all’allestimento dell’evento) e predisporre una campagna di indagine, a maggio. «C’è un’infiltrazione nei locali oggetto di intervento che richiede controlli e approfondimenti ispettivi», ha sottolineato il Comune, «controlli che non possono essere svolti mentre permane l’esposizione». Quindi si faranno dopo. Nella speranza che il problema non si ampli, ma non dovrebbe avvenire. I sopralluoghi fin qui fatti tendono a minimizzare il problema.

Un pozzo di soldi

Toccherà probabilmente riaprire il portafoglio, ancora. L’ennesimo investimento su un complesso museale che negli anni ha drenato milioni. Un cantiere per il quale non sembra esserci mai fine. Ca’ Sugana oggi sogna di ottenere dal Cipe 1,2 milioni per la realizzazione di una “nuova” abside, ennesimo (ma probabilmente non ultimo) atto di una lunga serie di opere: oltre 1,2 milioni sono serviti per pagare la riqualificazione della Sala Ipogea, sulla quale anni fa spese già fior di quattrini anche l’amministrazione Gobbo-Gentilini per mettere un tappo all’enorme infiltrazione d’acqua dal sottosuolo (che Santa Caterina “imbarchi” quindi è noto); si è speso per l’adeguamento degli impianti, per il restauro del refettorio, per gli allestimenti museali e gli arredi. Per non parlare degli oltre 700 mila euro messi nel cantiere di Santa Caterina da Marco Goldin. Bilancio? Oltre tre milioni di euro. Poi ci sono i 900 mila euro investiti per il restauro di via Commenda, e una enormità di altri interventi dal 2019, a ritroso, fino al 1989.

«Risolveremo»

Il Comune è positivo e annuncia soluzioni per Santa Caterina e anche per le infiltrazioni all’ex Gil, note da ormai un anno, denunciate più volte e mai risolte. «Problema di S.Caterina non riguarda il cantiere appena fatto ma è roba vecchia scoperta solo ora» dice l’assessore ai lavori pubblici Sandro Zampese, «e verrà risolto —
 

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