In campo anche Legambiente per il no alle casse sulle grave

Progetto della Regione giudicato «stravolgimento mostruoso e distruttivo» L’alternativa proposta: allargare le zone in cui le acque possano divagare
Borin Crocetta del Montello riprese con drone al fiume Piave
Borin Crocetta del Montello riprese con drone al fiume Piave



Legambiente allarga il fronte del «no» alle casse di espansione di Ciano del Montello. I tredici chilometri di muraglioni in cemento armato da otto metri d’altezza e i 20 milioni di metri cubi di ghiaia da asportare da una zona Sic (Sito di importanza comunitaria) sono uno «stravolgimento mostruoso e distruttivo», secondo il circolo di Legambiente Piavenire, presieduto da Fausto Pozzobon.

Ma l’associazione non si limita a criticare il progetto, e lancia una proposta alternativa, meno invasiva e, a detta degli ambientalisti, anche molto più efficace. «Dobbiamo allargare le zone in cui le acque del fiume possono divagare durante le morbide autunnali e primaverili, come pure nei momenti di piena oltre i tremila metri cubi al secondo. Si fa così in tutta Europa, con ottimi risultati per quel che riguarda il controllo delle piene, e la biodiversità ambientale», aggiunge Pozzobon.

Libro dei sogni? Nemmeno per idea, le aree a disposizione ci sono già e avrebbero addirittura un’ampiezza maggiore delle casse di espansione di Ciano. «Limitandoci a censire le sole aree demaniali date in concessione a privati da parte del Genio civile nel medio corso risultano almeno due chilometri quadrati di terreni che potrebbero essere utilizzati per questo scopo. Ma se ragioniamo su tutto il corso del fiume si arriva facilmente ai 10 km quadrati», aggiunge il presidente del circolo Piavenire.

Si tratta in pratica di casse di espansioni naturali, aree che basterebbe “gestire”, con un po’ di pulizia, senza la necessità di realizzare strutture protettive o scavi particolarmente profondi. Legambiente dunque chiede lo stop a ogni procedura che riguarda le casse di espansione di Ciano del Montello, per considerare altre ipotesi, «in pochi mesi coinvolgendo le comunità rivierasche, le associazioni, l’università e il Cirf (Centro italiano di riqualificazione fluviale) si può arrivare a un vero e proprio piano per il Piave. Noi ci siamo». E in questo senso Legambiente ben accoglie la decisione del sindaco di Crocetta Marianella Tormena di stanziare diecimila euro per uno studio idromorfologico sul fiume.

A spaventare il circolo, che da decenni segue l’evolversi degli interventi sul fiume, è l’invasività dell’intervento di Ciano; dopo che per anni il greto del Piave è stato scavato, diventando una Eldorado per cavatori ed edilizia. «Quelle decine di concessioni alle escavazioni hanno canalizzato il fiume in questi anni. L’assessore Bottacin ci dice che la golena a Ponte di Piave non sopporta più di tremila metri cubi al secondo, ma non si chiede perché con mille metri cubi in meno a ottobre i residenti hanno rischiato di finire sott’acqua. Si è canalizzato il Piave, riducendone la portata», conclude Fausto Pozzobon. E di vedere nuovi metri cubi di ghiaia uscire dal fiume Legambiente non ne vuole nemmeno sentir parlare. —



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