Le famiglie che fanno grandi le imprese trevigiane

Sono 308 le imprese familiari trevigiane con oltre 20 milioni di euro di fatturato: il 63,5% delle 485 aziende analizzate da Nomisma. Generano 23 miliardi di fatturato e 53 mila occupati, distinguendosi per longevità, produttività, export e innovazione. Ecco cosa è emerso all’evento Nem di “Una famiglia, un’impresa”

Mattia Toffoletto
Imprese familiari trevigiane, Nomisma: «Più longeve e innovative»
Imprese familiari trevigiane, Nomisma: «Più longeve e innovative»

Più longeve, più produttive e patrimonializzate, più votate all’internazionalizzazione e innovazione.

Più dinamiche e propense ad evolversi. Sono le peculiarità delle imprese a matrice familiare della Marca, chiamate ad affrontare il passaggio generazionale come sfida del presente e futuro.

Punti di forza e ragionamenti toccati giovedì 24 settembre a Palazzo Giacomelli, nell’edizione 2026 di “Una famiglia, un’impresa”, format griffato Nord Est Multimedia - il gruppo che pubblica la Tribuna di Treviso - e dedicato alle imprese familiari, anima del tessuto produttivo nordestino e, in particolare, della Marca.

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Motivo di approfondimento è l’analisi realizzata dalla nosta società bolognese di analisi economica Nomisma, che mette in evidenza come le imprese di famiglia, nell’economia globale contemporanea, continuino a imporsi. Se si prendono in esame le aziende trevigiane con più di 20 milioni di euro di fatturato, si apprende come 308 su un totale di 485 siano di proprietà familiare.

Ossia una quota rilevante, pari al 63,5 per cento. Le classifiche hanno riguardato quattro categorie: così sul palco di Palazzo Giacomelli si prendono la scena Pm Forming dei fratelli di Pizzolato e Falmec della famiglia Poser per la performance economico-finanziaria, Toniolo Casearia per l’innovazione, General Filter della famiglia Polin per identità e ciclo di vita, Colognese di Paolo Colognese Zoppas e Cantina Pizzolato per l’internazionalizzazione.

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Dagli impianti automatici di lavorazione delle lamiere alle cappe aspiranti per cucine, dai formaggi del Grappa ai filtri per la ventilazione, dall’abbigliamento alla produzione di vino biologico (pure dealcolato).

Le imprese familiari rappresentano l’ossatura economica della Marca, un vero marchio di fabbrica. E se ne contano – appunto – 308 con almeno 20 milioni di fatturato. Una fetta dell’economia trevigiana che vale un fatturato complessivo di 23 miliardi e somma in totale 53.026 addetti. Il tutto in un momento storico (secondo semestre 2026) che conta 76.387 imprese complessive nella nostra provincia con 345.678 addetti: se le prime si sono ridotte del 4 per cento rispetto al 2021, il secondo dato mette in evidenza un incremento dell’8 per cento nel confronto con cinque anni fa.

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Spulciando i settori di riferimento delle 308 big familiari, spiccano invece le 28 imprese nei macchinari, compreso l’agroalimentare. A seguire, le 25 nel settore del mobile e le 22 nella metallurgia. L’ambito delle bevande ne include 17, si tocca quota 14 per la pelletteria. Analizzando nel dettaglio la situazione trevigiana, l’età media (dalla fondazione) delle imprese familiari è 36 anni, due in più delle non familiari. Facile spiegazione: l’impresa di famiglia è colonna portante dell’economia del Nordest, giocoforza la storicità è maggiore.

Guardando alla classe di fatturato, per il 41 per cento delle familiari si attesta fra i 20 e 30 milioni (contro il 28 per cento delle non familiari). A superare i 100 milioni è il 19 per cento delle aziende. Cifre che ben riassumono la sigla Pmi, da sempre legata a doppio filo alla Marca. E il passaggio generazionale, tema chiave in questo momento storico? Sette aziende familiari intervistate su 10 ritengono che lo switch interno alla famiglia abbia contribuito alla crescita dell’azienda.

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Quanto all’internazionalizzazione, le realtà a matrice familiare centrano uno score più alto delle non familiari e della manifattura media italiana (metodo elaborato da Cribis sulla base della propensione a operare con Paesi esteri): 1,1 (su una scala da 1 a 5, con il valore 1 come indice massimo).

E l’attitudine alla digitalizzazione? In una scala da 1 a 5, le familiari svettano ancora con 1,5 (rispetto all’1,6 delle non familiari). Emanuele Di Faustino, head of industry, retail e services Nomisma, fa un excursus sul difficile scenario geopolitico degli ultimi anni e, in merito alla ricerca, mette in evidenza: «Significativo come l’impresa familiare rappresenti l’ossatura commerciale e produttiva del tessuto imprenditoriale trevigiano, rappresentando valori occupazionali importanti e trovando spazio in quasi tutti i settori. Le familiari spiccano anche per longevità nel confronto con le aziende non familiari, hanno produttività più alta e patrimonializzazione maggiore».

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Tiziano Cenedese, presidente CentroMarca Banca, partner dell’evento, fornisce un’efficace sintesi dell’evento: «Si porta all’attenzione del territorio un elemento fondante come l’impresa familiare, che ha saputo mettere assieme tradizione e responsabilità sociale. Il passaggio generazione è sfida delicata, rappresenta un passaggio di conoscenze e valori: siamo pronti ad affiancare le aziende del territorio».

Antonella Candiotto, consigliera delegata Confindustria Veneto Est per le politiche industriali ed energetiche - premiata in passato per la sua impresa familiare, la Galdi - fa una riflessione partendo dalla storia personale: «L’azienda è partita dal sogno di mio papà, dal garage di casa. Porto avanti questa eredità per garantire un percorso di crescita all’azienda. Le imprese familiari hanno il vanto di portare in giro per il mondo il saper fare. Il segreto? Fondamentale evolversi e crescere, lo stesso passaggio generazionale può diventare opportunità per innovare. Può essere la strada che porta a più managerialità, decisiva per competere in mercati sempre più complessi».

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Del tema chiave della continuità aziendale si occupa Marco Zampieri, fondatore e Ad di Manager a Tempo, che mette a disposizione manager temporanei: «Interveniamo sul passaggio generazionale, quando non ci sono figli che vogliono proseguire l’attività dei genitori o c’è conflittualità. Stanno crescendo le casistiche dei figli che cercano l’affiancamento di manager esperti per assicurare continuità».

Sipario con Silvia Chiavacci, commercialista dello studio milanese C&C: «Il passaggio generazionale è un momento critico, un processo che richiede pianificazione. Il passaggio va affrontato in tempi utili, l’imprenditore illuminato è consapevole dell’impatto che ha una successione: un percorso di formazione e accompagnamento aiuta nello switch. Quando i figli sono grandi, è utile chiedere loro se hanno attitudine e voglia. Altrimenti va valutato un piano B».

 

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