Il radicchio tardivo piace pure alle nutrie Divorate 600 piante

Le nutrie stanno devastando le colture invernali e anche gli argini del fiume Musestre. Ne sa qualcosa Paolo Campagnol (“Coco”), 64 anni, pensionato, residente a San Martino in via Levada, che ha un campo coltivato a radicchio davanti casa, a pochi passi dalle rive del fiume Musestre. «In tre giorni le nutrie mi hanno divorato oltre 600 piantine di radicchio rosso tardivo pronto da raccogliere e da mangiare, che avevo piantato nel mese di luglio scorso. Prima hanno divorato il cuore del “rosso fiore d’inverno” e ora stanno mangiando anche le foglie esterne rimaste», dice amareggiato il pensionato, «stanno facendo una cosa a tappeto, e pensare che quest’anno ne avevo piantato più del solito perché ho pensato anche per le famiglie dei miei due figli».
«Purtroppo», conclude il pensionato, « dopo aver speso soldi per comperare le piantine, ora se voglio gustarmi un piatto di radicchio rosso tardivo sono costretto a passare dal fruttivendolo spendendo altri euro. Proprio per piantare il radicchio, alla fiera di Santa Lucia di due anni fa avevo comperato anche l’attrezzo adatto». Insomma, una vera disdetta. E oltre al radicchio i roditori hanno fatto piazza pulita anche della decina di verze che il pensionato aveva visto crescere affianco alle altre colture. «Una notte mi sono armato di torcia elettrica e mi sono appostato» continua Paolo Campagnol, «con la pila le ho viste salire dal fiume, erano cinque in fila, e poi le ho viste dirigersi verso l’orto, alcune erano davvero di notevoli dimensioni, da far paura, sicuramente avranno pesato sui 5/6 chilogrammi ognuna», racconta Campagnol. Oltre a divorare le colture, i grossi roditori scavano tunnel sugli argini del Musestre che rischiano di compromettere la stabilità delle rive stesse.
È questo uno dei problemi più gravi causati da questi roditori che, recentemente declassati da specie protetta a banali... ratti, continuano a dividere l’opinione pubblica nella Marca. C’è chi chiede di eliminarle, o comunque di contenerne la proliferazione, con meccanismi di sterilizzazione (le famose pastiglie) o altro, anche alla luce dei danni causati (argini, coltivazioni, ma anche qualche morso ai passanti) e chi invece vorrebbe tutelarle pienamente, sostenendo che i danni vengono esagerati e contestando qualsiasi ipotesi di “decimazione”.
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