Fauna selvatica, tempi biblici per i rimborsi

L’accusa di Coldiretti: «Per gli agricoltori più facile avere i soldi dall’Europa che dalla Regione»
Agostini Treviso nutrie in villa manfrin
Agostini Treviso nutrie in villa manfrin

«Gli agricoltori fanno prima ad avere un finanziamento europeo che farsi rimborsare i danni dalla Regione». A tirare la stoccata alla giunta Zaia è Walter Feltrin, presidente di Coldiretti Treviso, che interviene sui “danni da fauna” all’agricoltura locale. «Forse ci sono più lupi che pecore in Italia», incalza Feltrin, «visto che i danni da selvaggina, in particolare quelli provocati dagli ungulati, superano il valore di 100 milioni di euro, pari a circa tremila ovini sbranati, dati del 2013 a cui vanno aggiunti quelli di quest’anno, con una presenza di grandi carnivori che ha sicuramente aggravato la situazione. E gli agricoltori veneti», continua il presidente di Coldiretti, «non hanno certo bisogno di un censimento per contare questi animali. Vedono ogni giorno i disastri: dalle nutrie che forano gli argini ai cervi che distruggono la biodiversità, dai cinghiali che grattano i terreni alle lepri che mangiano le piante seminate fino agli orsi e lupi che sbranano bovini». Un fenomeno crescita, con 5 milioni di euro di danni che gli animali selvatici hanno provocato negli ultimi 13 anni alle aziende agricole della sola Marca. E su 2,7 milioni di euro di contributi previsti da un fondo regionale, ad oggi sono arrivati solo 1,5 milioni di risarcimenti danni. Insomma: lepri, fagiani, cinghiali, cervi, caprioli, nutrie, volti e faine provocano danni ben superiori ai risarcimenti, che poi arrivano in forte ritardo. Coldiretti continua a sottolineare l’assenza dal 2010 di un adeguato ristoro economico all’agricoltore, che «fa prima a vincere la burocrazia per ottenere i finanziamenti europei che farsi rimborsare un vitello divorato da un canide: siamo di fronte a un piano faunistico regionale con l’erogazione di risorse in tempi biblici. Nel 2012 il contributo ammissibile era più di un milione e 300 mila euro, ma la disponibilità era meno del 20%. Ma il danno è sempre superiore al contributo ammissibile perché per norma non si può che erogare fino al 60%. In questo modo la disponibilità copre appena il 6%. Un intervento irrisorio per certi versi offensivo: ad esempio per un valore di 2 mila euro, l’imprenditore si vede recapitare un bonifico di 120 euro. In prospettiva con il nuovo piano faunistico», conclude il presidente di Coldiretti, «si dovrebbe porre rimedio in quanto la percentuale lievita all’ 80% e le procedure responsabilizzano gli ambiti territoriali di caccia, ma il problema resta lo stesso: la cassa è vuota nonostante i versamenti della tassa di concessione regionale depositata annualmente dai cacciatori sia pari a 5 milioni di euro. Addirittura la proposta di bilancio 2014 conferma ancora appena 250 mila euro». E sulle nutrie? La competenza è passata ai Comuni, manca però ancora un regolamento.

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