Il Pd: «Ha dato poco ai poveri» La Fenderl: «Anno difficile»

VITTORIO VENETO. La Fondazione Ettore e Flavio Fenderl ha erogato solo 7.500 euro ai poveri della città. E a Vittorio c’è chi ha storto il naso, chiedendosi se il cda dell’istituto non sia stato un po’ troppo “tirchio”. «Alla Fondazione si rivolgono coloro che non trovano altro aiuto e – spiega il capogruppo del Pd in consiglio comunale Marco Dus – hanno bisogno di qualche centinaio di euro per acquistare i medicinali o per le visite ambulatoriali che non sanno come pagare. Mi auguro che le minori donazioni siano conseguenza di un ridotto numero di bisognosi». E invece no.

«Abbiamo ricevuto il doppio di richieste del passato, quindi i bisogni sono in aumento – spiega il presidente della Fenderl Giancarlo Scottà – Il fatto è che abbiamo meno risorse». La Fondazione ha un patrimonio di un milione e 250 mila euro. Finiscono in liberalità gli utili del deposito bancario. «Dovremmo prendercela con la Borsa – aggiunge Scottà – che non è salita alle stelle, ma è discesa alle stalle, punendo di fatto anche quei vittoriesi che avrebbero bisogno delle nostre sostanze». La distribuzione è avvenuta nell’ultimo consiglio di amministrazione, in cui i 5 componenti hanno deciso di far propria la riforma regionale delle Ipab, cambiando assetto giuridico, da ente pubblico a ente privato. Per questo il cda passerà da 5 a 3 componenti con il rinnovo del 2020. I tre per statuto dovranno essere nominati dal sindaco di Vittorio Veneto, dal vescovo della diocesi e dalla fondazione Minucci. Con l’Amministrazione Tonon c’era stato il tentativo di inglobare la Fondazione nell’Istituto Cesana Malanotti, conservando la prerogativa della solidarietà rivolta ai più poveri. Scottà e il cda si sono strenuamente opposti. «Per essere più efficienti, quindi per avere meno vincoli, vorremmo privatizzarci – anticipa Scottà – sottoporremo una formale proposta in tal senso al consiglio comunale. Ci sarebbe un risparmio di circa 5 mila euro l’anno soltanto in campo gestionale. Sulla base del testamento di Ettore Fenderl, se la Fondazione dovesse andare incontro a problemi in città, tutti i beni finirebbero al Vaticano. Oltre all’aiuto ai poveri, Fenderl ha indicato che alla manutenzione della sua tomba provvedesse la stessa Fondazione. —

F.D.M.

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