Il mostro ci ripensa: «Non voglio essere estradato a Treviso»

PARIGI. Julio Cesar Aguirre Zuluaga, accusato di aver stuprato, lo scorso 24 ottobre, una ragazza di 21 anni dietro la stazione ferroviaria, ha revocato davanti ai giudici francesi la sua disponibilità a consegnarsi alle autorità italiane.
Quando sembrava ormai tutto pronto per il suo ritorno, Zuluaga si è di fatto opposto all’estradizione, allungando i tempi per il suo rientro dalla Francia, dove gli uomini dell’Interpol e della Mobile lo hanno arrestato.
«Qui è tutto pronto per il suo rientro»– aveva dichiarato solo due giorni fa il procuratore capo Antonio Fojadelli. L’obiettivo per tutti era quello di accelerare al massimo i tempi del ritorno in Italia di Julio Cesar Aguirre Zuluaga, per avviare in tempi rapidissimi il processo a suo carico: lo stesso procuratore non aveva fatto mistero di voler cominciare il processo prima di concludere il suo mandato a palazzo di giustizia, a dicembre.
Ma Zoluaga, comparso mercoledì per la prima volta davanti ai giudici transalpini ,che nel frattempo avevano acquisito dall’Italia la documentazione su quanto accaduto il 24 ottobre e sulla successiva latitanza del mostro, ha revocato a sorpresa la disponibilità, pure manifestata nelle prima ore dopo l’arresto, ad essere consegnato alle autorità italiane.
Così la Corte d’Appello di Parigi ha rinviato al prossimo 30 novembre l’udienza di convalida dell’arresto, disponendo inoltre che la Procura di Treviso invii a Parigi tutte le prove a carico dell'uomo. Un’opposizione all’estradizione che segna un colpo di scena in questa vicenda, ma che difficilmente ne cambierà l’epilogo: il fascicolo con le prove a carico del colombiano sarebbe già in viaggio verso la Francia e Zuluaga certamente farà ritorno in Italia.
Ma se il suo rientro era atteso a giorni, ora i tempi inevitabilmente si allungano. Anche se non ci sono i presupposti per un nuovo caso Battisti sulle norme per l’estradizione.
Arrestato nella capitale francese lo scorso 3 novembre, Zuluaga aveva cercato di scappare in ogni modo, per sottrarsi alla giustizia. Aveva tentato addirittura di arruolarsi nella Legione Straniera ma era stato beccato, all’ultimo momento, incastrato grazie ad una telefonata all’ex compagna, da una cabina telefonica della periferia della capitale francese.
Successivamente un tatuaggio sul braccio, una fenice, aveva definitivamente convinto i militari che quell’uomo era lo stupratore della stazione di Treviso, sul quale pendeva un mandato di cattura internazionale.
Ci vorrà dunque un mese prima che Zuluaga torni a Treviso per rispondere del brutale stupro che gli viene contestato dagli investigatori.
Intanto proseguono le indagini per l’individuazione di eventuali complici dell’uomo, che subito dopo lo stupro e nei giorni successivi ha certamente utilizzato una rete di contatti. La Polizia sta passando al setaccio anche i conti correnti bancari che Zuluaga potrebbe aver utilizzato, per mettere in atto la fuga repentina prima dal quartiere di San Zeno fino a Noventa, dove vive l’ex compagna., e dove aveva sporto denuncia di smarrimento dei documenti alla locale caserma dei carabinieri. E da lì a Verona, dove ha preso il treno per la Francia, a Marsiglia e infine a Parigi, dove la sua latitanza è stata interrotta.
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