Il Dna conferma: il figlio di Irina era stato concepito con il killer

I sommozzatori hanno ripescato dal Monticano la borsa della ragazza gettata via dall’assassino Si aggrava ancora la posizione di Mihail Savciuc che rischia l’accusa di aver premeditato il delitto

CONEGLIANO. L’esame del Dna ha confermato che il figlio che Irina Bacal portava in grembo era di Mihail Savciuc, il ragazzo ora in carcere a Pordenone, già reo confesso del delitto dell’ex fidanzata. È quanto è emerso dall’esame autoptico eseguito dal dottor Alberto Furlanetto che ha stabilito che la giovane era incinta almeno da sei mesi. Sono solamente alcuni dei particolari che stanno emergendo in questi giorni dalle indagini sulla morte di Irina, il cui cadavere venne trovato il 23 marzo scorso. Ma è proprio la confessione di Mihail a vacillare di fronte ai nuovi elementi in mano alla Procura che sta valutando se contestare anche la premeditazione dell’omicidio. Prima di tutto i sommozzatori hanno trovato la borsa che Irina aveva con sè quella notte. Ed è stata trovata esattamente dove Mihail aveva detto di averla gettata, nel Monticano. Ma dall’analisi del ritrovamento è emersa una prima discrepanza con il racconto del giovane: questi aveva affermato che il cellulare di Irina era nella borsa. Invece l’aveva prima preso e poi aveva richiuso la borsetta della ragazza. E sempre riguardo allo smartphone di Irina è emerso un dettaglio che potrebbe inguaiare ulteriormente Mihail. Dall’analisi del contenuto gli inquirenti hanno capito che il giovane aveva provato a cancellare l’intera memoria per riportarlo allo stato di quando era stato acquistato da Irina. Ovviamente il tentativo non è riuscito e gli uomini della Scientifica sono stati in grado di accedere ai messaggi e all’intera memoria del dispositivo.

E al vaglio della Scientifica ci sono anche i vestiti indossati da Mihail nel corso di quella notte. Da diverse immagini delle telecamere è emerso che il giovane si è cambiato dopo l’incontro con Irina. Per questo motivo, ipotizzano gli inquirenti, non sarebbero state trovate tracce di sangue sugli abiti che erano indossati dal ragazzo quella sera. E sul sangue si stanno concentrando le indagini sull’auto di Mihail. Il luminol ha infatti reagito sia nel tappetino a lato passeggero, che nel bagagliaio della Renault Clio. Dovranno essere eseguiti ulteriori esami di laboratorio, per verificare a chi appartengano quelle tracce ematiche. Gli esperti della polizia scientifica sono andati alla ricerca di macchie di sangue, invisibili ad occhio nudo. Savciuc, reo confesso dell'omicidio della sua ex, Irina Bacal, 20 anni, con quell'auto aveva portato la ragazza nel boschetto di via Manzana a Formeniga. Lì, a quanto ha riferito, si è consumato il delitto e si è poi il giovane si è sbarazzato del cadavere.

Per stabilire a chi appartengono quei residui e se siano riconducibili al delitto, dovranno essere recuperate eventuali tracce di Dna. «Se fossero di Irina si tratterebbe di un ulteriore elemento a supporto delle tesi della Procura», aveva commentato l'avvocato Andrea Piccoli, il legale della famiglia della vittima, con cui collabora lo Studio 3A di Mestre. La Clio era nuova, acquistata lo scorso settembre, e Mihail la teneva come un gioiello. È stata ripulita dopo l'omicidio? Oppure quelle tracce non c’entrano nulla? Il luminol può reagire anche con sangue animale, oltre che con candeggina. «Mi ha sostituito con un'auto», era stato uno dei pensieri di Irina, quando nello stesso periodo la coppia si era lasciata, dopo tre anni di conoscenza e oltre un anno e mezzo di fidanzamento. Per gli accertamenti informatici sugli smartphone dei due giovani e quattro chiavette usb, il perito nominato dalla Procura avrà 45 giorni di tempo per esprimersi. In particolare il Samsung J5 di Irina, che è stato formattato dopo l'assassinio, richiederà una particolare attenzione per cercare di recuperare i dati. Intanto nei giorni scorsi Mihail Savciuc è stato trasferito nel carcere di Pordenone, per evitare tensioni a Santa Bona, dove dagli altri detenuti non era ben vista la sua presenza.

Giorgio Barbieri

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