Il Canova e le concessioni Manildo: «Lega poco chiara andrò a Roma dall’Enac»

Aeroporto e autorizzazioni senza piano di rischio, il caso deflagra a Ca’ Sugana Caldato rilancia: «I giudici mi chiamino, le ultime vicende dicono che ho ragione»
FERRAZZA TREVISO areoporto canova chiude per lavori pista agenzia fotografica fotofilm
FERRAZZA TREVISO areoporto canova chiude per lavori pista agenzia fotografica fotofilm

Il caso delle concessione autorizzate dalla giunta Gobbo, dall 2006 al 2012, nelle zone circostanti l’aeroporto Canova, senza che ci fosse il piano di rischio richiesto dalle norme, è deflagrato ieri in Comune. Dall’ufficio urbanistica alla nuova giunta Manildo, tensione palpabile. Il sindaco e l’assessore Camolei non hanno voluto rilasciare dichiarazioni per tutta la giornata. E se in un primo tempo la posizione della giunta o era sembrata quella di una blindatura ( «Nessun atto irregolare, fino a prova contraria», la linea trapelata dal piano nobile di Ca’ Sugana) ieri sera è uscita infine una nota di Manildo: «Abbiamo sempre criticato la mancanza di chiarezza della passata amministrazione nella gestione del territorio e dell’urbanistica, fra pochi giorni io e l’assessore Paolo Camolei andremo a Roma, all’Enac, per chiedere risposte certe per i nostri cittadini».

L’ente nazionale per l’aviazione civile, a marzo 2013, aveva bloccati sia il piano di rischio che la variante 48 al Prg con cui l’amministrazione Gobbo voleva mettere in regola il documento urbanistico. Cosa intende fare la giunta Manildo? Si punta a corregge re la variante al Prg bacchettata dall’Enac, e spianare così la strada all’adozione del piano di rischio, dopo aver risolto le «criticità» emersa fra pianificazione territoriale autorizzata e le norme di protezione varate dall’Enac sin dal 2006.

Manildo ne fa una questione di metodo, prima che di contenuti: «Abbiamo particolarmente a cuore questo tema e per questo abbiamo avviato in commissione urbanistica una percorso di comunicazione trasparente, di dettagliato rendiconto dell'attività degli uffici e della redazione del piano di rischio», spiegava ieri, «abbiamo atteso finora il parere vincolante da parte di Enac che abbiamo più volte sollecitato, e proprio per fare chiarezza ci recheremo a Roma».

Si parla di una riunione ristretta, ieri nel tardo pomeriggio, con gli assessorati interessati e i vertici dell’apparato di Ca’ Sugana. Le criticità del piano? La nota non entra nel merito: eppure i margini c’erano, se non altro perché gli uffici hanno già inviato a Roma la lista delle concessioni rilasciate negli ultimi anni senza il piano di rischio, nelle 4 fasce di tutela (zone A, B , C e D).

E intanto, dalla maggioranza nuove bordate: Maristella Caldato, battagliera consigliere del Pd, autrice dell’esposto che la procura vuole archiviare, torna alla carica. «Mi metto sin d’ora a disposizione dei giudici, sono pronta a integrare il mio esposto con la documentazione degli ultimi, recentissimi sviluppi del caso», dichiara. E rinnova la richiesta, al presidente del consiglio o Rosi, di una commissione consiliare d’inchiesta sulla vicenda. «L’ ho chi sti invano nell’ultimo consiglio a palazzo di Trecento, oggi è più che mai necessaria: quello che è appena avvenuto sul piano Sile 1, approvato dalla giunta Gobbo e ora bloccato dagli uffici è la riprova di quanto ho sempre sostenuto: bisogna fare piena luce sull’intero quadrante. A San Giuseppe, ma anche lungo il corso del Sile, a Sant’Angelo, a Canizzano, e su molte attività commerciale autorizzate negli ultimi anni».

E prende posizione anche Impegno Civile: «Sembrano evidenti le responsabilità della passata amministrazione, ma certo la giunta Manildo deve fare chiarezza fino in fondo perché c’è il rischio che gli effetti di quelle scelte ricadano oggi sulla nuova amministrazione», dice Luigi Calesso «ricordo che in sede di adozione del Pat, nei primi mesi del 2013. le minoranze di centrosinistra avevano presentato una pregiudiziale che chiedeva come atto preliminare a ogni strumento urbanistico l’adozione del piano di rischio. Ma Lega e Pdl non hanno voluto saperne Sapevano che il piano di rischio mancava, e non era stato approvato...».

Il caso è destinato a dominare i prossimi giorni. Anche perché il dirigente Stefano Barbieri, lunedì deve tornare in commissione, per completare la sua audizione cominciata lunedì scorso. Inevitabili gli echi del caso. «Non finisce qui», giura un consigliere della maggioranza, «troppi gli aspetti da chiarire».

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