I vu’ cumprà di Marca in carcere all’estero

L’annuncio choc del fondatore dell’associazione al raduno in Cansiglio Zaia: «Molti costretti a emigrare ma nel mondo parlano con rispetto di noi»
Borghesi BELLUNO Cansiglio raduno Trevigiani Nel Mondo Gentilini accolto da star
Borghesi BELLUNO Cansiglio raduno Trevigiani Nel Mondo Gentilini accolto da star

I “vu’ cumprà” di Marca. L’annuncio shock è stato dato da don Canuto Toso, fondatore dei “Trevisani nel mondo”, al raduno con 2 mila emigranti in Pian Cansiglio.

«Ci sono dei giovani trevigiani in carcere, in giro per il mondo. Qui non trovavano lavoro, l’hanno cercato all’estero. Data la crisi, non l’hanno recuperato neppure in quella lontanissima città. E sono stati costretti a vivere di espedienti. Finché non sono finiti dentro». Don Canuto non vuol essere più preciso, “per motivi di sicurezza”. Non precisa se è l’Australia, come pare d’intuire, il paese della nuova emigrazione veneta e se è in qualche città di quel continente che sono imprigionati i nostri. Solo qualche raduno fa, sempre all’ombra dei faggi del Cansiglio, c’era chi irrideva ai “vu’ cumprà” nelle contrade trevisani. Ecco, dunque, i corsi e ricorsi della storia. «Con la nuova emigrazione può succedere questo. E di peggio» sospira, preoccupato, don Canuto. Luca Zaia, governatore del Veneto, lo ascolta, ammette che «sono sempre più numerosi i nostri ragazzi costretti a cercare lavoro fuori Italia, perché ogni quattro giovani uno è disoccupato e due sono precari». Ma dal palco, parlando in dialetto, puntualizza fra gli appalusi: «Quando vado all’estero non mi presentano le liste degli immigrati carcerati, ma mi parlano con rispetto e ammirazione di voi, di quanto grandi siete stati e siete. Se non ci fose, bisognerebbe inventarvi. Nel mondo voi non siete andati a riempire le carceri, ma a portare l’essenza del Veneto migliore, a lavorare, a contribuire alla crescita economica di quei Paesi». Applaude - dal bordo del campo dove un vescovo trevigiano-argentino, mons. Antonio Juan Baseotto ha celebrato la messa (“già a 12 anni facevo il manovale con mio padre muratore”) – un gruppo di giovani brasiliani. “Siamo venuti in Italia per lavorare, qualche anno fa, adesso ce ne stiamo tornando, perché qui c’è disoccupazione” testimoniano Airton Da Silva, Ava Bula Peterle, Luciano Teixeka, Maria Elizabeth Rizzo, Maximo Paranà, accompagnati da Madalena Fardin. Una contro emigrazione, dunque. «Ci sono giovani italiani, veneti in particolare, che vanno in Brasile per studiare e poi si fermano perché trovano subito un impiego; tanto più con le prossime olimpiadi».

Odette De Lazzardi è di Povegliano, ma da una vita risiede in Brasile. “I giovani da noi sono effettivamente i benvenuti”, conferma, “e non trovano la quarantena ad aspettarli, come è accaduto per i nostri avi”. Tarcisio Mascarin ha portato in Cansiglio alcuni amici della Nuova Caledonia: “L’economia, laggiù, parla “trevisan”. E nonostante la crisi, c’è ancora qualche opportunità” fa sapere. «Se si ha voglia di lavorare, opportunità se ne trovano anche in Canada» conferma, Marcello Pozzobon, da 60 anni a Toronto, la famiglia originaria di Paese. «Siamo preoccupati perché perdiamo, in questo modo, la manodopera migliore» ammette Giuseppe Zanini, presidente dell’Atm. Perfino in Cina ci sono emigranti trevigiani, imprenditori e lavoratori.Emanuele Massolin, di Ponzano, è uno di loro. La moglie già emigrata in Canada, lui ha cominciato a fare la valigia, pardon il trolley, 6 anni fa, dal Montebellunese. Segue, infatti, un’azienda di un centinaio di dipendenti, comparto della calzatura. «Laggiù abbiamo un sito logistico. Sono i cinesi a produrre per no. La scarpa costa un terzo in meno. E le opportunità di lavoro ci sono anche per noi. Certo, gli stipendi degli operai cinesi sono di gran lunga inferiori, circa 150 dollari al mese».

L’Atm ha 170 sezioni nel mondo ed in Italia, ne ha aperte anche ad Hong Kong e Shanghai. Ma la Regione sta per emanare una legge che regolamenta severamente i circoli all’estero. Ma, dopo le proteste, Zaia rassicura: «abbiamo la precisa volontà di mantenere in vita questa rete».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

GUARDA LA FOTOGALLERY

E COMMENTA

INDIRIZZO WEB

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso