I parroci contro Contarina «I morti non sono immondizia»

L’azienda sotto accusa per l’organizzazione dei funerali: «Troppa burocrazia troppi disguidi: serve più umanità. Si torni alla gestione comunale dei cimiteri»
DeMarchi Montebelluna cimitero funerale di Mateo Hoxha
DeMarchi Montebelluna cimitero funerale di Mateo Hoxha



. I servizi funerari di Contarina nell’occhio del ciclone. Da quando ha in gestione i due cimiteri di Montebelluna ha collezionato una marea di lamentele, nonostante la difesa a spada tratta del sindaco. Contro la politica cimiteriale degli orari di sepoltura di Contarina sono scesi in campo i parroci. Contrari alle esumazioni rapide, invece – anche se il regolamento è dalla parte dell’azienda – i famigliari dei defunti. Inoltre le opposizioni sollevano la questione degli aumenti delle tariffe con l’arrivo di Contarina, ma il sindaco ha fatto scudo affermando che erano state decise dall’assemblea dei sindaci.

Come è noto da mesi Contarina applica la sepoltura a fasce orarie: ci si prenota in due orari giornalieri in un ambito territoriale che comprende più comuni, ma se quell’orario è già occupato in un altro comune, non c’è disponibilità in uno dei due cimiteri di Montebelluna e si deve rinviare la cerimonia alla prima casella libera. Cosa che ha fatto insorgere i parroci. E dopo qualche mese di prova arrivano bordate.

«Va malissimo così e noi parroci siamo seccati», tuona monsignor Antonio Genovese, prevosto di Montebelluna. «Non si può ridurre tutto a una casella e vedere se la casella è libera per poter fare il funerale. Il funerale di un proprio caro è questione delicatissima e non si può ridurre tutto a una catena di montaggio, i morti non sono immondizia, non è possibile trattarli in questo modo. Bisogna riumanizzare la morte e se Contarina non è in grado di assicurare una umanizzazione del funerale lasci ad altri questo compito. È uno dei servizi più difficili, ha bisogno di essere svolto con dignità, invece abbiamo assistito a disguidi, ritardi e burocratizzazione e non possiamo accettare questo modo di agire. Prima i servizi cimiteriali funzionavano bene, ora non più: è tempo che tali servizi tornino nelle competenze dei Comuni perché con questo sistema proprio non possiamo concordare noi parroci».

E se i parroci sono contro il sistema introdotto da Contarina nei servizi cimiteriali, anche i famigliari dei defunti sono sul piede di guerra per una politica di esumazioni a spron battuto. «Mio fratello è deceduto nel 2006 a 38 anni», spiega Alessandra Rossi, «a fine ottobre abbiamo visto che sulla sua tomba c’era l’avviso di esumazione. Siamo andati all’ufficio di Contarina per capire come mai venivano fatte delle esumazioni in tempi così stretti, quando le salme non erano ancora del tutto mineralizzate, nel cimitero di Biadene-Caonada dove posto per sepolture a terra ce n’era ancora molto. Ci è stato detto che questo è il regolamento. In effetti prevede le esumazioni da terra dai dieci anni in poi, ma non è certo un tempo obbligatorio se non c’è bisogno di spazio. Ci è stato anche detto che se volevamo potevamo fare seppellire nuovamente la salma, ma per 5 anni e al costo di 700 euro, altrimenti andava in una fossa comune al costo di 200 euro. Noi abbiamo scelto di far cremare i resti, cosa che sarà fatta nel forno crematorio di Contarina, per mettere poi le ceneri nel loculo assieme a mamma e papà quando in primavera faranno la esumazione. Ci verrà a costare circa 1.200 euro ma al di là di questo è proprio l’impressione che tutto sia ridotto a una questione monetaria. È questo che dà fastidio dopo che mio fratello Giuseppe ha dato tanto per gli altri sia quando faceva l’educatore psichiatrico sia come promotore del progetto Girora di Crocetta per realizzare una casa per disabili». —



Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso