I dubbi della sorella di Tess «Non può averli uccisi Sisto»

Jocelin Reposon non riesce a darsi una spiegazione: «Non ci credo, amava la sua famiglia» Due paesi sono sotto shock: «Il figlio non andava mai al vigneto, ma il padre non ne parlava»
La famiglia De Martin
La famiglia De Martin

REFRONTOLO. «Non può averli uccisi lui, mio cognato amava sia Teresa che suo figlio». Tra le lacrime Jocelin Reposon, sorella di Teresa, sussurra pensieri pesantissimi, dubbi che l’attanagliano da martedì. Poi, però, riconosce che in Sisto, ultimamente, si era insinuato il tarlo della gelosia: «Lui era geloso di Teresa, non si muoveva senza di lei.

Ma mai, mai avrei pensato che avesse potuto fare qualcosa del genere. Non riesco a crederci, erano felici, mia sorella mi diceva di essere serena. Sì, lui era molto geloso, forse aveva qualcosa dentro che non riusciva a esprimere. Però amava entrambi». Jocelin ha visto per l’ultima volta sua sorella Teresa, e suo nipote Cristian, sabato, quando c’era anche l’altro fratello Reposon, Vinusto, nella sua casa di Conegliano. Sisto era rimasto a lavorare sul vigneto.

Refrontolo, indagini nella villetta della tragedia

«Ho visto tutti e due sabato, poi Teresa è andata a casa, e Cristian l’ha raggiunta più tardi», ricorda Jocelin, «ma se avessi saputo, l’avrei tenuto lì con me». Le indagini sembrano escludere che qualcun altro si sia introdotto nella villetta, e abbia perpetrato il massacro: quell’orrore pare sia solo opera di Sisto. Forse, era preda della gelosia. «Non voglio credere che sia stato lui», ripete Jocelin, che oggi immagina ancora un funerale congiunto per i tre De Martin.

Padre uccide moglie e figlio e si ammazza
Refrontolo, omicidio suicidio

Al suo ricordo di Sisto, a San Pietro, come a Refrontolo, si aggiunge il rumore dell’Apecar con cui arrivava al vigneto in Borgo Frare, e salutava a colpi di clacson. E anche a San Pietro, come a Refrontolo, i vicini (di vigneto) non hanno mai, davvero mai sospettato che dietro quel sorriso si celasse il male oscuro che lo ha lentamente divorato. Però, il giorno dopo la scoperta dei tre corpi martoriati, in Borgo Frare i residenti ricordano qualche dettaglio in più, qualche piccola e grande ombra nella vita in apparenza perfetta di Sisto e della moglie Teresa, per tutti “Tess”. I carabinieri, martedì sera, hanno telefonato ad Anna Da Dalt, un’anziana che abita a un centinaio di metri dalla casa che De Martin aveva ristrutturato in mezzo al vigneto: «Hanno detto che avevano trovato il mio numero a casa di Sisto, ho preso molta paura quando mi hanno chiamato».

Non aveva, ovviamente, niente di particolare da raccontare alle forze dell’ordine; forse Sisto si era segnato il suo numero nel caso fosse successo qualcosa nella sua proprietà di San Pietro. I due si conoscevano bene, e la donna ricorda con affetto soprattutto la moglie di Sisto. L’uomo, dal canto suo, non aveva mai dato adito a sospetti: «Passava qui davanti quattro volte al giorno, per andare in vigneto. Mai sentito di problemi particolari: stavano bene anche economicamente. Con la moglie andava d’accordo, la portava anche fuori a cena. Lavorava nel vigneto, e non aveva passioni particolari per la testa».

Che fosse un gran lavoratore lo conferma anche Pietro Lorenzon, presidente dell’associazione Molinetto della Croda a Refrontolo: De Martin, dopo il 2 agosto, si era dato da fare per ripulire il Molinetto dal fango e dai detriti trasportati dall’onda del Lierza. «Si era portato via il legname che aveva ricoperto la ruota del mulino» racconta Lorenzon, anche lui sconvolto come molti suoi compaesani. «Non so cosa sia maturato dentro di lui, mi sembrava una buona famiglia. Parlava poco, ma non era depresso, anzi, l’ho sempre visto sereno. Conoscevo di più lui ma anche la moglie mi sembrava tranquilla. Ci sono rimasto davvero male, non avevamo bisogno di un’altra tragedia».

La casa del massacro a Refrontolo
La casa del massacro a Refrontolo

Scendendo la strada che porta ai campi di De Martin si incontra Luigi Dalto, un viticoltore che conosceva bene Sisto, e lo aveva aiutato nella vendemmia. Non ha perso la memoria storica di quella valle, e dei lavori eseguiti da De Martin: «Lì c’era una vecchia stalla, lui l’ha tirata su e trasformata in deposito attrezzi. Poi accanto c’era la casa del papà, era di tre piani ma è crollata per una frana. Lui l’ha ristrutturata, ha sistemato la collina e ha raddrizzato il vigneto. Adesso aveva tanto da lavorare: 4 o 5 campi. Si era costruito anche la piscina, stava bene». E il carattere? Mai uno screzio, mai un’arrabbiatura? «Era sempre per conto suo. Tranquillo, ma particolare. Mi aiutava e io lo aiutavo a vendemmiare, voleva pagarmi ma gli ho detto di no, che lo considerasse un favore. Andavamo d’accordo, ma non parlavo di certe cose con lui. Era particolare». Non parlava del figlio, ma non sembrava ci fossero questioni in sospeso: «Cristian veniva poco in vigneto, aveva scelto di studiare».

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