«Ha maturato un suo percorso condividiamo lo stesso dolore»
L’intervista
«Ce lo siamo chiesti più volte. Che cosa sarebbe successo se quella sera del 12 dicembre 2007 anziché essere da sola Iole fosse stata con Filippo o con suo fratello Federico?». Anche oggi non può darsi una risposta Luisa Tassitani, la sorella di Iole, di fronte a quella che era una eventualità più che plausibile. «Iole amava tantissimo i suoi nipoti, con loro aveva un bellissimo rapporto – racconta – non era affatto raro che se li portasse a dormire con lei a casa sua. Probabilmente solo il caso ha voluto che non fossero con lei quando ha incrociato il suo assassino».
Luisa è stata la “complice” di Filippo nel rendere noto quel video-compito di filosofia di tre anni fa: «Ci ha pensato a lungo, forse il fatto di aver raggiunto la maggiore età e quindi di essere diventato adulto gli ha fatto capire che adesso era il momento adatto. E forse è stato giusto così, lasciare a lui ogni decisione su questo. Mi ha chiesto di aiutarlo e l’abbiamo postato insieme su Facebook».
Filippo si è trovato a sette anni a vivere da vicino una tragedia che ha sconvolto una intera città: ma con quale stato d’animo? «Credo che la risposta sia proprio quel video – continua Luisa – Quando tutto è accaduto Filippo era un bambino, ma non gli è stato nascosto nulla, ovviamente a parte i particolari più sconvolgenti. Ha sicuramente percepito tutta la nostra delusione, la nostra rabbia per non aver avuto giustizia, per essere stati beffati come aveva detto mio papà, con l’assassino di mia sorella che uscirà per buona condotta dopo solo quindici anni. Ma il cammino che ha fatto è tutto suo: non ha chiesto approvazione, non ha chiesto consigli da parte nostra». Ma è arrivato alle medesime conclusioni: «Certo, ragionevolmente sarebbe molto difficile averne di diverse. Lo so, lo dico da coinvolta in prima persona da quella tragedia. Ma ci possono essere altre conclusioni? La verità non è stata sostanziata dalla Cassazione. Sono rimaste troppe domande aperte dopo la condanna definitiva. Ha fatto tutto da solo? Chi lo ha aiutato? Le risposte non ci ridaranno indietro mia sorella, ma sarà fatta giustizia. Perché siamo noi le vittime di quel caso. Per questo ci arrabbiamo nell’ipotesi che fra tre anni quell’assassino torni libero, pronto a ricostruirsi una vita, con un diploma in tasca pagato da tutti i contribuenti. Mio nipote, invece, l’’università se la sta pagando di tasca propria. L’abbiamo sempre detto: non vogliamo risarcimenti. Vogliamo solo una cosa: giustizia», conclude Luisa Tassitani. —
D.N.
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