Giudice distaccato, scontro con Venezia

Alta tensione tra il Tribunale di Treviso e la Corte d’Appello di Venezia sul tema del distaccamento dei magistrati. Da qualche settimana infatti il giudice Marco Biagetti, e prima di lui era stato il turno di Piera De Stefani, è stato distaccato in laguna creando non pochi problemi ai processi in corso nel Palazzo di Giustizia della Marca. «Questa situazione la subiamo», ha detto ieri il presidente del Tribunale Aurelio Gatto, «il problema è che neanche ci interpellano».
Tutto nasce dalle linee guida approvate a metà settembre dal consiglio giudiziario che, su iniziativa della presidente della Corte d’Appello Ines Marini, ha indicato le priorità sui processi da trattare con lo stop ai processi che in primo grado abbiano davanti solo due anni prima della prescrizione, o un anno in appello. E questo perché un processo su due viene dichiarato prescritto in Appello. Tempo buttato, fatica sprecata. E anche se la presidente della Corte d’appello di Venezia, Ines Marini, nell’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario aveva spiegato che la percentuale è diminuita, la realtà è che resta sempre un’emergenza. Per questo da Venezia chiedono magistrati in più e li pescano dai tribunali. E da Treviso è partito il giudice Marco Biagetti.
A questo punto però il problema si sposta dalla laguna alla Marca perché i processi che avevano Biagetti come giudice devono essere assegnati ad un nuovo magistrato. L’effetto è che gli avvocati non acconsentono alla sostituzione del giudice e chiedono regolarmente rinvii con inevitabili effetti sui tempi della prescrizione. E oltre a questo c’è l’esclusione del Tribunale dai processi decisionali. «Non veniamo neanche interpellati», afferma il presidente Gatto, «subiamo queste cose che hanno anche inevitabili effetti sui tempi della giustizia». Della stessa opinione anche il capo della Procura Michele Dalla Costa: «Si dovrebbero rivedere i criteri attraverso i quali si vanno a prendere magistrati dai diversi tribunali per applicarli in Corte d’Appello. Il criterio numerico non risponde infatti a criteri di efficienza che sarebbero invece garantiti dall’effettiva analisi dei carichi di lavoro».
Marini è arrivata poco più di un anno fa e dallo scorso novembre ha avviato una «maxi-indagine» per affrontare il tema che da anni è al centro dell’apertura dell’anno giudiziario in Veneto: quello delle prescrizioni penali, che, in attesa di una riforma di cui si parla da anni ma che mai arriva, vanificano anni di lavoro della polizia giudiziaria, dei magistrati, dei cancellieri e anche degli avvocati. Ovviamente la Corte non ha il potere di stabilire una regola vincolante, ma queste linee guida daranno degli indirizzi importanti e soprattutto «copriranno» i magistrati rispetto alla scelta di dedicarsi ai fascicoli più urgenti e concretamente traghettabili fino alla sentenza definitiva, piuttosto che a quelli destinati a finire in un nulla di fatto. Ecco dunque che non ha senso che un pm mandi a processo un imputato il cui reato è vicino alla prescrizione, così come che un giudice faccia la sentenza di primo grado. —
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