Gigolò a 16 anni, in quattro a giudizio

Offriva la sua compagnia in un sito internet, molti i clienti disposti a pagare per incontrarlo. La madre ha scoperto tutto
Di Serena Gasparoni

Gigolò su internet ad appena 16 anni. A scoprire tutto era stata la madre: aveva preso in mano il suo telefonino. Voleva semplicemente controllare cosa combinava il figlio la sera, quali fossero i suoi amici, se magari aveva una fidanzata. Da qualche tempo avvertiva qualcosa di strano in lui, dubbi e paure tipici di tutte le mamme, ma di certo non immaginava di trovare decine di messaggi a carattere sessuale inviati da uomini adulti che pagavano per ottenere la compagnia e le attenzioni del suo ragazzo. Immediata la denuncia alle forze dell’ordine, era scattata l’indagine. In quattro ieri mattina sono finiti davanti al collegio dei giudici del tribunale di Treviso. A loro è contestato il reato di prostituzione minorile.

I fatti risalgono tra la primavera e l’autunno del 20012. All’epoca il ragazzo aveva appena 16 anni. Giovane di buona famiglia, era stato proprio lui, autonomamente, a decidere di pubblicare l’annuncio su «bakeka incontri», sito rivolto a uomini e donne a caccia di appuntamenti piccanti. Di bell’aspetto, il 16enne era riuscito in poco tempo a racimolare un giro di clienti tale da garantirgli qualche centinaio di euro in più al mese, quanto basta per poter far fronte a qualche sfizio, come un capo d’abbigliamento firmato, una cena fuori con gli amici. Tra i clienti persone qualunque: professionisti e professori, impiegati di età tra i 40 e i 50 anni. Incontravano il loro giovane gigolò a domicilio oppure in hotel. Era stata la madre del ragazzo a denunciare il fatto: un giorno controllando il suo telefono le era letteralmente crollato il mondo addosso. Nella casella dei messaggi una manciata di sms con cui i clienti si accordavano con il giovane per il loro incontro. Superato lo sconforto iniziale, la donna era subito andata dalla polizia per denunciare il fatto. Cinque di loro sono stati rinviati a giudizio. Uno ha deciso di risolvere la propria posizione con un patteggiamento a 4 mesi di reclusione. Gli altri quattro, rappresentati dagli avvocati Fabio Crea, Italo Albanese, Fabio Pavone e Piergiorgio Os, hanno preferito la via dibattimentale e di affrontare quindi il processo davanti al collegio dei giudici del tribunale di Treviso.

La linea della difesa è semplice: quel ragazzo, alto, robusto con barba non dimostrava affatto 16 anni, anzi. Inoltre lui stesso negli annunci si spacciava per un ragazzo di 23. Questo non ha comunque convinto il gup Massimo Vicinanza, che rigettando la richiesta di archiviazione presentata Alessia Tavarnesi, della distrettuale di Venezia, ha disposto l’imputazione coatta nei confronti dei cinque. Il giudice ha ritenuto dunque che i quattro non avrebbero fatto tutto il possibile per capire se di fronte avevano un adulto, oppure un ragazzino, non capace quindi di intendere le conseguenze delle sue azioni. Il processo è stato aggiornato.

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