Gentilini: «Barbisan, chi sbaglia paga»
treviso
«Chi ha sbagliato deve pagare. Riccardo Barbisan ha sbagliato? E allora Barbisan ha pagato. Uscendo dalle liste per le elezioni regionali. Ha pagato come ho pagato io quando sono stato condannato per un comizio e nessuno mi ha difeso, nella Lega che pure ho creato».
L’ex sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini a muso duro nei confronti di Riccardo Barbisan, consigliere regionale ma anche capogruppo della Lega in consiglio comunale proprio a Treviso, finito nell’occhio del ciclone per aver ricevuto il 5 maggio scorso dall’Inps i 600 euro del bonus statale per le partite Iva, soldi che dice di aver immediatamente girato al fondo Covid del Comune di Treviso. Soldi che avrebbe preso a sua insaputa, poiché il suo commercialista si sarebbe mosso in modo autonomo, per farglieli avere. E lui, appena se ne è accorto, lo ha subito stoppato. Ma il dado era ormai tratto, e infatti ieri sera Zaia lo ha tolto dalle liste elettorali, stessa sorte per Forcolin e Montagnoli. E lo “sceriffo” Giancarlo Gentilini plaude.
Gentilini, ci mancava il bonus.
«Il bonus partite Iva? Il mio giudizio è netto, secco, implacabile, insindacabile: chi sbaglia paga. E se sbaglia il Padre Eterno, deve pagare pure lui. Punto e basta. E parlo anche da giurista».
Pagare anche dal punto di vista politico, visto che il consigliere regionale uscente Barbisan era ricandidato alla Regione Veneto Zaia ci ha messo poche ore per decidere.
«Aspettavo che i grandi geni, i soloni della Lega, prendessero le decisioni del caso. Non è servito. Ci ha pensato il governatore Luca Zaia, che era già stato chiaro, prima di questo casino boreale: chi si sarebbe trovato in qualche pasticcio avrebbe dovuto fare un passo indietro rispetto alle liste. Luca Zaia lo aveva detto chiaramente, che chi sbagliava sarebbe stato estromesso dalle liste elettorali. E giustamente, dico io. E ha preso i provvedimenti del caso, non avevo dubbi».
Imbarazzante la situazione: per un consigliere regionale ma anche per un capogruppo in consiglio comunale, in un Comune ad alto tasso leghista come Treviso.
«Che vuoi che ti dica. Io ormai frequento poco palazzo dei Trecento, dopo tanti anni di presenza costante in consiglio comunale, ho la mia età. Certo, la situazione non mi pare piacevole».
Barbisan ha detto che è stato il commercialista a combinargli siffatto pasticcio.
«Ahahah, ragazzo mio, dai su forza. Io comunque non entro nelle cose altrui e guardo solo quello che ho fatto io. E posso camminare a testa alta».
Rimborsi spese, proprio niente?
«Fermo là che ti sistemo io: il sottoscritto martire della Lega può vantarsi di una bella medaglia d’oro».
Quale?
«In vent’anni da sindaco e vicesindaco ho chiesto al Comune di Treviso il rimborso solo di due caffé e di due birre. E il comunista Manildo (l’ex sindaco di centrosinistra di Treviso poi battuto dal leghista Mario Conte, ndr) cercando il pelo nell’uovo, alla fine ha dovuto ammettere: Genty si è fatto rimborsare solo due caffé e due birre. Altro che bonus». —
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