Galan, sequestrate le cartelle mediche del suo ricovero

I pubblici ministeri di Venezia vogliono capire bene che cosa sia accaduto e per ricostruire la vicenda della discussa diagnosi
Este, 22.07.2014.Dimissioni dall'ospedale civile di Giancarlo Galan..Nella foto: FOTO ESCLUSIVA NON DIFFONDERE AD ALCUNA TESTATA O SITO WEB Giancarlo Galan lascia l'ospedale da un'uscita sul retro.ph. Zangirolami
Este, 22.07.2014.Dimissioni dall'ospedale civile di Giancarlo Galan..Nella foto: FOTO ESCLUSIVA NON DIFFONDERE AD ALCUNA TESTATA O SITO WEB Giancarlo Galan lascia l'ospedale da un'uscita sul retro.ph. Zangirolami

I medici sostenevano che per 45 giorni Giancarlo Galan non avrebbe potuto muoversi e la prognosi, infatti, indicava quel numero, ma esattamente 12 giorni dopo il ricovero, alle 9,39 del 22 luglio sono state firmate le sue dimissioni dall’ospedale dove era ricoverato, indipendentemente dall’esito della votazione della Camera, avvenuta ben cinque ore dopo. Così, i pubblici ministeri di Venezia Stefano Ancilotto e Paola Tonini vogliono capire bene che cosa sia accaduto e per ricostruire la vicenda della discussa diagnosi (prima si era parlato della frattura di tibia e perone, poi del solo malleolo, ad esempio) e conseguente prognosi hanno spedito ieri mattina i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Venezia a sequestrare presso l’ospedale di Este la cartella clinica e presso il reparto di Ortopedia del Sant’Antonio di Padova la certificazione dell’ormai ex paziente.

Gli inquirenti vogliono capire se si sia trattato di un espediente per rinviare il voto alla Camera (i certificati dei sanitari recitavano che non avrebbe potuto muoversi e quindi raggiungere Montecitorio per difendersi davanti ai colleghi deputati come avrebbe voluto) e di conseguenza allontanare lo spettro del carcere. Inoltre vogliono scoprire quale ruolo possano aver avuto i sanitari. Galan, intanto, sarà interrogato per rogatoria domani in mattinata nel carcere di Opera dal giudice di Milano Cristina Di Censo, delegata dal collega di Venezia Alberto Scaramuzza che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. All'ex ministro ed ex governatore del Veneto l'ordinanza era stata notificata martedì sera nella sua casa a Cinto Euganeo dai finanzieri veneziani, dopo il voto della Camera. Nella sua villa le operazioni di notifica dell’ordinanza sono durate quasi due ore, in secondo luogo sarebbe stato problematico trasportare con la carrozzella l’indagato dal primo piano al piano terra, a causa di una stretta scala a chiocciola. A volere tutte le garanzie sanitarie, la presenza di un medico e il viaggio a bordo di un’ambulanza, sono stati i pubblici ministeri veneziani che coordinano le indagini. Così Galan è stato trasferito in autoambulanza ed è arrivato attorno all'una della nel carcere milanese di Opera e sistemato in una cella singola nel centro clinico della struttura.

Il centro diagnostico terapeutico del carcere di Opera, dove vi sono una serie di “camere di pernottamento” - questo è il termine tecnico - sia per ospitare un solo detenuto che per più detenuti, da quanto si è saputo è stato scelto in quanto in questo modo Galan può essere sottoposto a un monitoraggio sanitario permanente. All'ex ministro deve essere controllato il livello di glicemia ogni 4 ore, devono essere somministrate terapie per controllare le apnee notturne ed il diabete e deve rimanere con la gamba ingessata in scarico. Il centro clinico è un presidio sanitario legato all'azienda ospedaliera San Paolo, dove ad esempio ora si trova Bernardo Provenzano. Galan deve rispondere di corruzione sulla base delle accuse lanciate dal presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, dal presidente della «Mantovani» Piergiorgio Baita e dalla sua ex segretaria Claudia Minutillo.

I suoi difensori, gli avvocati Antonio Franchini e Nicolò Ghedini, hanno presentato ieri mattina il ricorso al Tribunale del riesame di Venezia in cui chiedono la scarcerazione del loro cliente per la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza e, in subordine, gli arresti domiciliari per motivi di salute. Infine, sulla vicenda è intervenuto anche il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio. «Mentre si svolgeva il dibattito alla Camera sul rinvio del voto per la richiesta di carcerazione preventiva nei confronti di Galan», ha commentato, «era già stata firmata dalla direzione sanitaria dell'ospedale dove l'onorevole era ricoverato una lettera di dimissioni, poi acquisita agli atti». Da quella lettera, ha rincarato Nordio, «emerge una patologia perfettamente compatibile con un trasporto in Parlamento per difendersi». «Le fotografie del diretto interessato con un piccolo gesso», ha aggiunto, «hanno fatto il giro d'Italia e ricordiamo che in Parlamento più di una volta sono andati parlamentari con l'ossigeno o in barella. Nemmeno noi sapevamo questo. Una vicenda abbastanza paradossale perché si è discusso sul nulla».

Argomenti:mose

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso