Il futuro del Prosecco passa da sostenibilità e mercati: mille persone al convegno di Godega Fiere

Focus su sostenibilità, certificazioni e strategie produttive, con il contributo di istituzioni regionali, consorzi di tutela e associazioni di categoria, in vista dell’Antica Fiera 

Franco Allegranzi
Mille partecipanti a Godega al convegno sul fututo del Prosecco
Mille partecipanti a Godega al convegno sul fututo del Prosecco

Padiglione giallo di Godega Fiere gremito da un migliaio di persone  la sera di venerdì 30 gennaio, per il convegno “Mantenere il futuro del Prosecco e delle altre denominazioni vitivinicole del nostro territorio” con focus, in questa edizione 2026, sulle risposte dei mercati, sui nuovi attingimenti e sulle certificazioni di sostenibilità.

L’appuntamento, preludio all’Antica Fiera di Godega in programma quest’anno dal 28 febbraio al 2 marzo, è giunto alla sua 14a edizione ed è stato organizzato dal Comune di Godega di Sant’Urbano.

Un format che fin dalla sua prima edizione ha messo attorno allo stesso tavolo, oltre ai vertici della Regione Veneto, da quelli politici alla Direzione agroalimentare, i presidenti dei Consorzi di tutela delle denominazioni a Prosecco, Pinot grigio delle Venezie e Vini Venezia.

 

Ad aprire la serata la sindaca Godega di Sant’Urbano Paola Guzzo. «Questo è un appuntamento molto atteso per approfondire temi cari al settore vitivinicolo assieme alle associazioni di categorie, ai tecnici e ai consorzi di tutela e con un focus sulle nostre denominazioni. E la presenza così numerosa a questa serata, dimostra un grandioso risultato del format. Vi aspetto all’Antica Fiera di Godega, l’evento più importante della nostra comunità, che si terrà da sabato 28 febbraio a lunedì 2 marzo».

Ancora una volta Luca Zaia, venerdì a Godega nella veste di presidente del consiglio regionale del Veneto, ha partecipato al convegno.

«La domanda che mi fate è: “Ma quanto dura ancora il Prosecco?” – ha esordito Zaia rivolto al pubblico -. Abbiamo 55 denominazioni di vino in Veneto e siamo la prima regione in Italia per produzione. Nel 2009, come ministro, ho vincolato il nome prosecco a 9 province, cinque venete e quattro friulane. Fuori da queste regioni non si può produrre prosecco. E da allora c’è stata un’esplosione tanto che oggi possiamo dire che una bottiglia di bollicine su tre nel mondo viene dai nostri territori. È un comparto che vale 4,5 miliardi di euro. E il consumatore è attento alla sostenibilità ambientale, garanzia di prodotti certificati. Il lavoro che devono fare i consorzi e le associazioni di categoria è nella programmazione della produzione, dunque saper anche rinunciare a volte. Di rendita di posizione non si vive a vita. Dobbiamo quindi programmare bene. Ma differenziamo anche sulle tipologie. E dobbiamo fare anche squadra, perché in ordine sparso ci ammazzano sui mercati».

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