Il nostro fotoreporter preso a calci mentre faceva il suo lavoro
Stefano Cavicchi, fotografo della tribuna, preso a calci mentre stava documentando l’incidente mortale a Susegana nel pomeriggio del 29 ottobre in cui ha perso la vita Ismail Asanoski. Alcuni dei presenti gli si sono scagliati contro e hanno distrutto la sua macchina fotografica. La solidarietà dei colleghi e del giornale

Preso a calci mentre stava svolgendo il suo lavoro, le macchine fotografiche distrutte. Il gravissimo atto violento ha visto come vittima, giovedì 29 ottobre pomeriggio, il nostro fotoreporter Stefano Cavicchi, un bravissimo professionista che si era recato sul luogo dell’incidente mortale a Susegana per documentare il fatto.
Alcuni dei presenti sulla scena dello scontro tra il camion e l’auto in cui ha perso la vita Ismail Asanoski, impresario edile di 78 anni, si sono scagliati contro il fotografo prendendolo a calci e scatenando la loro furia contro i suoi preziosi strumenti di lavoro che contenevano dei servizi che avrebbe dovuto consegnare al giornale.
In poche parole: lavoro distrutto e tanti danni. Per non parlare delle lesioni subite.
Un atto violento e intimidatorio
«Erano in sei, mi si sono scagliati contro e mi hanno preso a calci», ha raccontato Cavicchi dal pronto soccorso dell’ospedale di Conegliano dove è stato medicato. Una furia che non gli ha lasciato il tempo di spiegarsi e non gli ha permesso di difendersi. Stefano sporgerà denuncia ai carabinieri per lesioni e danni. Il nostro giornale condanna con forza l’atto violento e in timidatorio perpetrato contro il fotoreporter e si riserva di agire al suo fianco affinché i suoi diritti siano riconosciuti.
Resta l’amarezza per un gesto violento inaccettabile usato al posto del dialogo civile. L’incidente stradale è avvenuto, appunto, in luogo pubblico – la strada – e rappresenta una notizia di interesse giornalistico, non solo perché registra purtroppo il decesso di un membro della nostra comunità, tra l’altro molto ben conosciuto. Ma anche perché è avvenuto davanti a testimoni, la strada è rimasta a lungo chiusa, il traffico è stato deviato. Insomma si è trattato di un accadimento che, seppure indirettamente, ha toccato la vita di tante persone e andava, quindi, rispettosamente raccontato.
Il nostro fotoreporter era lì per quello, con tutta la sua lunga esperienza professionale e a delicatezza che sempre lo contraddistingue. Ha invece incontrato la brutalità dell’aggressione. A Stefano Cavicchi va tutta la solidarietà dei colleghi e del giornale.
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