Falsi tamponi per ottenere il Green Pass: intercettazioni dichiarate inammissibili

La decisione del giudice. A processo per associazione a delinquere 23 persone, fra cui l’ex prefetto di Treviso Marrosu

Rossana Santolin
L'ingresso del poliambulatorio in zona Fiera dove sarebbe stati prodotti i tamponi e i Green Pass falsi
L'ingresso del poliambulatorio in zona Fiera dove sarebbe stati prodotti i tamponi e i Green Pass falsi

Le intercettazioni telefoniche raccolte nel fascicolo sono inutilizzabili: duro colpo all’impianto accusatorio del procedimento sui falsi Green Pass che vede imputate 23 persone, fra cui gli operatori del poliambulatorio “Salute e Cultura” di Fiera e l’ex prefetto di Treviso Maria Augusta Marrosu (è difesa dagli avvocati Jenny e Helga Lopresti).

La decisione è stata sancita venerdì mattina dal presidente del collegio giudicante a seguito dell’eccezione risollevata lo scorso 14 marzo durante l’udienza filtro. Il dibattimento inizierà in autunno.

L’ordinanza

Il giudice Iuri De Biasi ha dunque accolto l’istanza presentata da Renzo Fogliata, difensore dei presunti architetti del sistema che avrebbe permesso a decine di persone di ottenere le false certificazioni durante la pandemia.

L’avvocato nel corso dell’ultima udienza ha infatti riproposto al collegio un’eccezione preliminare chiedendo l’inutilizzabilità delle intercettazioni per presunti vizi nei decreti autorizzativi. L’istanza, già respinta dal gup Vettoruzzo, è stata suggellata dall’ordinanza di De Biasi che ha motivato la decisione dicendo che i decreti autorizzativi delle intercettazioni non sarebbero stati motivati dal gip. Nel fascicolo del pm restano dunque solo prove di natura testimoniale con il conseguente indebolimento dell’impianto accusatorio che faceva conto proprio sulle intercettazioni per dimostrare l’associazione a delinquere.

I falsi tamponi

Stando all’accusa, al poliambulatorio trevigiano “Salute & cultura” di Fiera, durante la pandemia, venivano prodotti tamponi falsi che avrebbero permesso a decine di persone di frequentare luoghi pubblici senza essere mai state vaccinate, oppure senza mai aver regolarmente attestato la propria guarigione dal Covid. In particolare, secondo l’accusa, venivano attestate prima una positività al Covid e poi una successiva negativizzazione, passaggi che permettevano di ottenere la certificazione verde.

Tra i quattro imputati principali e accusati di associazione per delinquere figura Marzia Carniato, 60 anni, residente a Piove di Sacco, all’epoca direttore sanitario del poliambulatorio a Fiera. Con lei è finita a processo anche la nipote, Elisa Finco, 33 anni di Treviso, biologa e responsabile del laboratorio dove venivano analizzati i tamponi del centro sanitario. Nell’indagine compaiono anche Antonio Luigi Bruscaglin, 61 anni, imprenditore e marito di Carniato, residente a Piove di Sacco, e Alessandro Brunello, 34 anni di Treviso, compagno di Finco. Per Marrosu l’accusa è di aver usufruito del sistema per ottenere il Green Pass senza averne diritto.

Gli imputati

Gli imputati sono in totale 23: tra questi Pierantonio Bruscaglin, 27 anni di Piove di Sacco, Line Costa Alencar, 28 anni di Silea, Vitalie Crimincean, 50 anni di Preganziol, Antonella Kiri, 47 anni di Silea, Tetyana Kholod, 63 anni di Bologna, Kateryna Klymbutska, 44 anni di Bologna, Aliona Magaleas, 50 anni di Asti, Azzurra Manzatto, 43 anni di Silea, Giuseppe Napoleone, 73 anni di Silea, Nicola Paduano, 27 anni di Casoria, Adalberto Ranieri, 39 anni di Silea, Antonino Ranieri, 40 anni di Silea, Eleonora Ranieri, 40 anni di Treviso, Giuseppe Ranieri, 37 anni di Silea, Rocco Ranieri, 32 anni di Silea, Gabriele Ravalli, 60 anni di Casale Monferrato, Angelo Sorione, 60 anni di Bologna, e Nicola Zago, 59 anni di Brugine. Si torna in aula a novembre. 

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