Aggredì un operatore della Caritas a Treviso: espulso dall’Italia

L’uomo, originario del Camerun, aveva colpito il volontario al volto con un’arma da taglio. Ma nel suo curriculum anche precedenti per reati contro la persone e il patrimonio e una violenza sessuale. Sarebbe anche il responsabile dei danneggiamenti sulle auto a Monigo

Agenti all'aeroporto per una pratica di espulsione
Agenti all'aeroporto per una pratica di espulsione

Nei giorni scorsi aveva aggredito un volontario della Caritas a Treviso. Nella mattinata di venerdì 5 giugno il Questore Alessandra Simone ha disposto l’accompagnamento immediato alla frontiera del cittadino camerunense classe 1997, gravato anche da precedenti per reati contro la persona, contro la libertà sessuale e contro il patrimonio.

L’uomo, lo scorso 11 maggio, si era reso responsabile dell’aggressione nei confronti di un volontario della Caritas, colpito al volto con un’arma da taglio durante la distribuzione serale dei pasti e ferito con una prognosi di 10 giorni.

Ma il curriculum criminale del cittadino camerunense è molto più ampio: tra i fatti di maggiore rilievo, oltre ad una denuncia per violenza sessuale del 2024 ed un arresto per resistenza e violenza a pubblico ufficiale del 2025 per fatti avvenuti fuori Regione, il ventisettenne è ritenuto anche il presunto responsabile del raid vandalico, con l’incendio di un’auto e il danneggiamento di un’altra ventina di mezzi, avvenuto nel quartiere di Monigo la notte tra il 27 e il 28 aprile.

Dopo il rifiuto del permesso di soggiorno per pericolosità sociale, il Questore ne ha disposto l’accompagnamento immediato alla frontiera, eseguito dai poliziotti dell’Ufficio Immigrazione della Questura imbarcando il ventisettenne su un volo con destinazione finale Camerun.

«L’espulsione di oggi», ha dichiarato il Questore Alessandra Simone, «si inserisce nell’impegno costante della Polizia di Stato di Treviso volto ad allontanare dall’Italia cittadini pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica, a tutela della cittadinanza. Non possiamo tollerare la permanenza in Italia di cittadini stranieri che si rendono responsabili di fatti così gravi, che mettono in pericolo la sicurezza della collettività e destano forte allarme sociale».

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