Manifattura, nella Marca torna il sereno sulle vendite. Trainano i macchinari, il legno resiste

La Camera di Commercio pubblica i dati di fine 2025 che fotografano l’economia nella provincia di Treviso: in crescita il fatturato, raccolta ordini positiva seppur timida

Lorenza Raffaello
Una operaia al lavoro in un’azienda
Una operaia al lavoro in un’azienda

Se ad inizio anno scorso a caratterizzare l’andamento manifatturiero trevigiano c’era il segno meno, con la ovvia ricaduta sull’umore degli imprenditori e sulla vitalità degli investimenti, a fine anno le cose sono cambiate e sembrano consolidarsi quei primi spiragli positivi intravisti già in estate. Il fatturato si spinge fino al +2,6%, rispetto al quarto trimestre del 2024.

Meno performante, invece, la raccolta ordini: sia per quelli interni che per quelli esteri la variazione tendenziale si ferma al +1,3%. Un dato che interrompe una sequenza negativa degli ordini esteri che perdurava da tre trimestri. Tutto sommato, dunque, la fotografia scattata dell’ultimo trimestre del 2025 dall’osservatorio dell’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Treviso – Belluno, in collaborazione con Unioncamere del Veneto, Università degli Studi di Padova, Università Ca’ Foscari Venezia, ha tinte luminose.

Gli ordini

Il manifatturiero trevigiano registra un positivo allungamento dell’orizzonte di produzione assicurato dal portafoglio ordini, oggi consistente in quasi 59 giorni, contro i 56 di fine 2024, in aumento dell’1,3% rispetto a quelli provenienti dall’Italia e anche rispetto a quelli provenienti dall’estero.

Dopo le flessioni anche importanti del primo trimestre, la variazione tendenziale della produzione si attesta al 2% portando con sé anche il recupero del grado di utilizzo degli impianti. Questo significa che gli impianti produttivi sono più attivi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, di conseguenza gli imprenditori ricorrono meno alla cassa integrazione e le aziende crescono anche in termini di valore. In aumento anche il fatturato del 2,6% rispetto al 2024 e del 6,5% rispetto al trimestre precedente.

I settori

Se il settore che gode maggiormente di questo respiro positivo è quello dei macchinari, su cui i dazi non hanno intaccato, che registra un aumento di fatturato del 4,5% e una variazione tendenziale degli ordini esteri dell’8%, c’è un altro settore che pur avendo recuperato lo 0,4% della domanda estera soffre ancora.

Si tratta del legno arredo, che risente della percentuale a doppia cifra negativa che aveva portato a casa lo scorso settembre, cioè il -10% di export verso gli Stati Uniti. Il comparto è infatti uno di quelli su cui i dazi hanno avuto effetti.

Le previsioni

In linea con i numeri anche le attese previsionali degli imprenditori. Secondo l’osservatorio si attenuano le inquietudini rilevate a giugno, che avevano portato ad ingrossare le fila dei pessimisti, quasi elidendo quelle degli ottimisti; ma non scompare la consapevolezza di quanto restino complessi e incerti gli scenari, considerato che la maggioranza relativa di imprenditori intervistati ritiene plausibile soprattutto uno scenario di stazionarietà (quasi 1 imprenditore su 2 per la domanda estera).

Qualche esempio? Per la produzione, i giudizi di crescita riconquistano il 39% degli intervistati. Per la produzione, i giudizi di crescita riconquistano il 39% degli intervistati. Il 40% ritiene che la domanda interna resterà stazionaria, lo stesso pensano per quella estera (47%). Ma queste sono solo previsioni. I fatti decideranno. 

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