Economia e dignità del lavoro, a Treviso il confronto sull'alternativa francescana
A Palazzo Giacomelli il convegno promosso da Confindustria Veneto Est per gli 800 anni dalla morte di San Francesco. Economisti e imprenditori a confronto su dignità, giustizia sociale, intelligenza artificiale e responsabilità d'impresa

Un'economia che non misuri il valore delle persone soltanto da quanto producono. È il filo che ha legato gli interventi del convegno «Il senso dell'economia nell'alternativa francescana», che si è tenuto questa mattina a Palazzo Giacomelli, sede trevigiana di Confindustria Veneto Est, nell'ambito delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d'Assisi.
A condurre i lavori Alessandro Barbano, direttore dei quotidiani del gruppo Nem, che in apertura ha ricordato come Francesco «non era un teorico della povertà, ma della libertà». Padre Oliviero Svanera, rettore del convento dei Frati minori conventuali di Treviso, ha ricordato che il santo veniva dal mondo del commercio e che furono proprio i francescani a inventare i Monti di Pietà, che prestavano denaro con interessi onesti per sottrarre i poveri agli strozzini. Ha chiuso con le parole di Giovanni Battista Montini, prima che diventasse papa Paolo VI, che si chiedeva se sia possibile conciliare la vita economica con quella dello spirito e dell'amore: «Aiutaci, Francesco, a essere poveri, cioè liberi, per rimanere uomini, fratelli e cristiani».
Per Antonio Magoga, referente di Treviso di Confindustria Veneto Est, «siamo pervasi dall'intelligenza artificiale, ma le decisioni più importanti sono prese dalle persone».

L'economista Stefano Zamagni, collegato in video, ha distinto due strade per la giustizia sociale: la redistribuzione, cioè lo Stato che con le tasse preleva da chi ha di più per dare a chi ha di meno, e la «giustizia contributiva», cioè dare a tutti la possibilità di lavorare e di contribuire a produrre ricchezza. «Posso darti un bonus, ma offendo la tua attività», ha spiegato. La sua proposta: i dottorati industriali, percorsi di ricerca universitaria svolti insieme alle aziende. Lo statistico Mario Bolzan ha portato i numeri: il 38% delle famiglie è composto da una sola persona, la metà in alcune città. «I numeri non dicono tutto, ma senza numeri non si ha tutto», ha detto, aggiungendo che «la natalità non è un problema della donna: nasce nelle relazioni».
L'intervento più netto è stato quello di Diletta Pasqualotto, esperta di strategie aziendali e politiche di genere: «La dignità crea il risultato. L'organizzazione dà o toglie dignità. Non ci hanno insegnato che il lavoro è dignità, vocazione, identità e partecipazione alla società. I datori di lavoro vedono un costo e non un capitale umano». E ancora: «Francesco era un commerciante brillante che si è reinventato. Non dobbiamo temere l'intelligenza artificiale, ma reinterpretarla nel presente».

Nella seconda parte le testimonianze di tre imprenditori. Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturaSì, ha spiegato che «l'organigramma per noi non è potere ma responsabilità» e che la proprietà dell'azienda è stata affidata a una fondazione senza scopo di lucro. Stefano Pavan, presidente di Mafin, ha raccontato di aver conferito quindici anni fa la maggioranza delle quote a un trust, un ente che custodisce il patrimonio dell'impresa per il futuro: «Il profitto non esiste, è la conseguenza delle scelte».
Benedetto Delle Site, presidente nazionale dei Giovani dell'Ucid, l'Unione cristiana imprenditori dirigenti, ha parlato di microcredito, i piccoli prestiti a chi non ha le garanzie chieste dalle banche: «L'imprenditore ha un talento e la responsabilità di metterlo a frutto».
A chiudere il direttore generale di Confindustria Veneto Est, Gianmarco Russo, che ha parlato della solitudine dell'imprenditore nei momenti difficili: «Stare vicino alle persone è l'elemento fondamentale».
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