Don Claudio contro Valentino Rossi
«Ma, insomma, non vorrete mica credere al “Dottore” che, davanti a una cartella esattoriale da 60 milioni per l’imponibile evaso tra il 2000 e il 2004, se la cava con un: “Ieri fantasma nudo con la Canalis, oggi destinatario di accertamenti megagalattici, domani astronauta su Marte”? Via, guardate bene la realtà e sappiate discerne il giusto dall’ingiusto». E i fedeli della messa domenicale delle 11.40, a San Giacomo, si sono guardati l’un l’altro e poi sono tornati ad ascoltare don Claudio Miglioranza.

In quel tempo - era domenica scorsa - don Claudio Miglioranza tuonò contro Valentino Rossi, il suo collega Capirossi, il Tour de France, il calcio malato e chi più ne ha più ne metta. Messa delle 11.40, pochi fedeli salvati dal ponte ferragostano e uno spunto evangelico: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli. In verità vi dico, si cingerà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo delle notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perchè il Figlio dell’Uomo verrà nell’ora che non pensate».
Un invito alla vigilanza che don Claudio non si è lasciato sfuggire. «Sappiate guardare bene la realtà - ha ammonito il prete i fedeli - Distinguete il giusto dall’ingiusto». E dal Vangelo è passato alla cronaca quotidiana. «Non lasciatevi incantare dalla faccia da bravo ragazzo, sorriso sempre stampato, di Valentino Rossi - ha predicato dal pulpito - Sono stupito dalla reazione popolare, incredula davanti alla notizia dell’evasione fiscale da 60 milioni di euro del campionissimo. Non vogliamo vedere la realtà, non vogliamo discernere ciò che è bene da ciò che è male. E non ne faccio una questione politica, ma di ragione che non è nè di destra nè di sinistra».
Il Dottore ha evaso? Ha sbagliato, punto e a capo, secondo don Claudio Miglioranza. Fedeli stupiti di fronte alla sua omelia? «Ho solo voluto spiegare il Vangelo portando esempi molto attuali - sostiene il prete - Nulla di più. Ho usato una parabola dei nostri tempi per chiarire il messaggio di Cristo. Insomma, non facciamone un caso». Eppure la sua omelia non è passata inosservata, non è scivolta sulle teste e sulle coscienze dei fedeli per poi essere dimenticata una volta fuori dalla chiesa di San Giacomo. «Ho parlato anche del Tour de France, del falso mito di Pantani - ripete gli esempi don Claudio - Ma come si può definire mito uno che è morto in quel modo? E il calcio malato, salvato dal sollevamento delle tifoserie?».
Insomma falsi miti da abbattere, nessuno escluso. E su Rossi don Claudio precisa: «Posso anche stimare il campione e le sue prodezze in moto, ma non posso per questo giustificare l’evasione contestatagli dal Fisco italiano». Nessuno sconto a lui e neppure al suo collega Capirossi, anche lui «vittima» degli accertamenti fiscali. La prosaicità dei circuiti ha invaso la navata della chiesa di San Giacomo. «Fedeli, vigilate - insiste don Claudio - Siate critici. Ho tradotto le parole della parabola riportata dall’evangelista Luca con fatti conosciuti da tutti». E Rossi? Protagonista della parabola moderna.
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