Decreto vaccini: a Treviso altre 18 mila profilassi a personale e insegnanti

TREVISO. Per diciottomila trevigiani, che stanno tornando progressivamente al lavoro - per tutti la campanella suonerà il 1° settembre - l’anno scolastico nuovo porta un’incombenza nuova. E non da poco.
Gli oltre 15 mila docenti e supplenti della scuole trevigiane, e gli oltre 2.500 fra personale Ata e collaboratori devono fare i conti con il nodo vaccini e l’obbligo dell’autocertificazione da presentare entro poche settimane ai rispettivi istituti.
Una «grana» di cui tutti avrebbero fatto volentieri a mEno. C’è chi non ha alcuna documentazione, chi sta già cercando di ricordare, chi ha visto i moduli inviati dalle dirigenze. «Prevalgono disorientamento e confusione», dicono all’unisono i sindacati della scuola, per nulla soddisfatti. «Molti docenti non sono ancora rientrati dalla ferie, ma già fioccano segnalazioni e richieste di chiarimento. Anche perché, in premessa, c’è un problema: molte della vaccinazioni richieste non sono mai state fatte da personale che oggi ha 40, 50 e 60 anni». Chi ha fatto , in quegli anni , il vaccino anti Heaemophilus influenzae tipo B?
E oggettivamente non si può dar torto a docenti bidelli e personale di segreteria. La legge, di fatto, chiede a tutti di autocertificare ei vaccini fatti, e per le malattie non coperte di dichiarare se la malattia è stata contratta (e in caso contrario ci si dovrà mettere in regola).
Vero che sui moduli è anche prevista la casella da barrare “non ricordo”, ma è chiaro che l’adeguamento al decreto Lorenzin per il personale della scuola si profila già sin’ dora come un passaggio obbligato che creerà non pochi effetti, sulle dirigenze e sullo steso personale scolastico .
La più esplicita è Teresa Merotto, responsabile territoriale della Cisl scuola di Treviso e Belluno: «Va fatta preliminarmente chiarezza sulla scadenze, ci risulta che molti dirigenti stiano mettendo fretta con scadenze che non sono nella legge, il termine ultimo per mettersi in regola, è il 16 novembre, Ma è evidente che in un situazione simile c’è una sola richiesta da fare: come si fa per gli alunni e gli studenti, le amministrazioni scolastiche inviino gli elenchi del personale all’Usl, che attueranno i controlli del caso. Sfido chiunque cittadino ad esibire certificati, a sapere esattamente le vaccinazioni fatte mezzo secolo fa. E poi, vogliamo dirla tutta? Se i vaccini sono davvero una questione così delicata, possiamo lasciare tutto a un’autocertificazione, per quanto i dipendenti dello Stato siano avvisati di cosa comporti la dichiarazione del falso in atto pubblico?»
Molto critico lo Snals, che contesta, a monte, lo stesso impianto dei provvedimenti collegati al decreto Lorenzin. «Pensavamo che la legge dovesse servire i cittadini, non il contrario» dichiara Salvatore Auci, segretario provinciale Snals, «ma qui siamo di fronte a una vergogna n tutta italiana, lo dico da lavoratore e cittadino prima che da sindacalista. E’ un problema della scuola o di tutta la società italiana? Il resto della società non è toccato....E i costi di questa operazione, su chi ricadranno? Si trovano i soldi per i vaccini, ma quali per i nostri stipendi, fermi da 8 anni? Non capiamo a cosa miri il provvedimento verso il personale della scuola. Se l’allarme è reale, allora non ci si può limitare al mondo scolastico, visto anche quel che l’Italia fa per accogliere i migranti di mezza Africa. Poche le certezze: sarà alla fine un enorme aggravio di carte da archiviare e di lavoro per dirigenti e personale di segreterie».
Chi teme invece quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi è Pino Morgante, coordinatore provinciale della Uil scuola per la Marca e per il Bellunese: «Lo stato deve dare più certezze, c’è un obiettivo e fondato disorientamento di fronte a un passaggio più complesso di quello che si pensa, tanto è vero che la preoccupazione sale a tutti i livelli del mondo scolastico», dice, «senza contare il fatto che le vaccinazioni dei decenni scorsi non sono quelle odierne. E aggiornare il personale meno giovane vuol dire una vaccinazione di massa...».
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