De Stefani, altra multa «Il verbale è sbagliato»

VALDOBBIADENE. Cesare De Stefani contro Agenzia delle Entrate, atto terzo. Dopo le multe al salumificio di Guia e all’Osteria senza Oste si apre un terzo fronte per l’imprenditore di Valdobbiadene....
Guerretta Santo Stefano Di Barbozza Osteria Senza Oste Cesare De Stefani titolare
Guerretta Santo Stefano Di Barbozza Osteria Senza Oste Cesare De Stefani titolare

VALDOBBIADENE. Cesare De Stefani contro Agenzia delle Entrate, atto terzo. Dopo le multe al salumificio di Guia e all’Osteria senza Oste si apre un terzo fronte per l’imprenditore di Valdobbiadene. Una multa di 24 mila euro che il Fisco gli ha comminato per eccessivi ricarichi sul prezzo di salumi e generi alimentari venduti nel suo spaccio di Guia. Multa che De Stefani ha pagato, salvo poi controllare il verbale di accertamento, e trovare al suo interno una serie di calcoli a suo dire sbagliati, sui quali chiede di fare chiarezza. Spaccio, salumificio e Osteria sono, secondo De Stefani, tre vertenze collegate, e unite da un modus operandi del Fisco che secondo l’imprenditore fa acqua da tutte le parti. La multa di 24 mila euro per lo spaccio, De Stefani l’ha già pagata. E riguarda una vertenza del 2009. Perché solo adesso il controllo rigoroso dei verbali, e la scoperta di presunte inesattezze? «Perché prima ti fanno pagare la multa, e poi ti danno da leggere il verbale», spiega De Stefani. «Lo si sente anche nelle registrazioni ambientali relative al salumificio: mio fratello chiede di poter leggere il verbale della multa, prima di firmarlo. I funzionari glielo impediscono». De Stefani, quindi, sostiene di aver pagato la multa senza poter immaginare che ci fosse qualcosa che non andava. Ma una volta visionato il verbale, e forte delle successive esperienze con salumificio e Osteria («Mi sono servite almeno a imparare moltissimo), è sobbalzato sulla sedia: «Ci sono dei calcoli sbagliati». De Stefani porta due esempi. Nel verbale gli viene contestato un ricarico sulla merce venduta pari al 46%: «Sbagliano i conti. Nella riga del roast beef, per esempio, mancano i chilogrammi acquistati e il prezzo medio di acquisto. Come fanno a calcolare il mio ricavo? Poi calcolano lo stesso prezzo d’acquisto per il materiale congelato e quello fresco, prendendo a riferimento il prezzo del congelato, mentre il fresco io lo pago molto più caro». E poi la partita relativa ai prezzi dei salami: «Li vendo a peso, in una settimana un salame perde l’8-10% del suo peso, ma questo non l’hanno tenuto in conto». Morale: «Secondo i miei registri, corretti, il mio ricarico era del 38%, non del 46% come contestato dal Fisco». E ora cosa succede? Si aprire una terza battaglia legale? De Stefani ha già pagato la multa, quindi cercherà, almeno in prima battuta, un passaggio interlocutorio: «Ho già esposto all’Agenzia provinciale i miei dubbi, e voglio delle risposte. La settimana prossima avrò un incontro con un alto funzionario, e ridiscuteremo la questione. Qui il problema è che riscontro incoerenza tra il loro dovere di controllare, e la necessità di portare a casa comunque un “obiettivo” in multe». (a.d.p.)

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