Dati sbagliati, rotte e rilievi I nodi dello stop al Canova

A indurre lo stop al piano di sviluppo del Canova, approvato in agosto, è stato un documento di oltre venti pagine in sei punti che inizia paventando al ministero i pericoli dell’Ilva di Taranto, e dei Pfas della Miteni che hanno inquinato le acque di un grande pezzo di Veneto. Un fascicolo che inizia puntando il dito contro una procedura – quella per il futuro Canova – «foriera di danni futuri inestimabili sia in termini di salute che in termini di economie». E poi giù di dati, norme, sentenze. Troppo per essere messi in un angolo.
salute
Il parere, secondo il Comitato, «non rispetta le procedure richieste e previste per tutelare la salute collettiva sia nel metodo che nel merito. Va totalmente rivisto e integrato dai necessari rapporti e contributi dell’Istituto Superiore di Sanità in ambito nazionale e delle strutture deputate alla prevenzione sanitaria in ambito regionale e locale». Manca fondamentalmente «il piano di monitoraggio della salute; manca il rispetto delle metodologie indicate nella direttiva 2014, nonché nel Decreto Ministeriale del 27 marzo 2019». E il piano di monitoraggio ambientale approvato da Arpav anni fa «è totalmente privo di valore per la componente sanitaria perché Arpav non ha titolo in materia, che è dell’autorità sanitaria».
Rumore
I rilievi fatti da Arpav a Quinto in tre campagne di indagine hanno riscontrato il superamento dei livelli di inquinamento acustico, oggi, ma l’esposto sottolinea che «gli strumenti della procedura di indagine e rilevamento adottati sono obsoleti e inadeguati». Il problema è a monte dei dati, sta nel come vengono rilevati. Il piano a corredo del progetto Save va fatto – o va richiesto – con le nuove tecnologie, incalza il documento.
Rotte di decollo
Qui il tema delicatissimo dell’ “equità”. La relazione cita il progetto Save (34% dei decolli di Treviso, gli altri su Quinto), la Regione Veneto che ha tutelato il capoluogo azzerando i decolli sulla città, e la Commissione via che ha stabilito: 21% su Treviso e 79% su Quinto. Denuncia la «sperequazione» e chiede di andare oltre: 50% dei decolli su Treviso, da portare a 100% in estate, «monitorando gli effetti con centraline».
monitoraggi
Si contesta la prescrizione fatta dalla commissione Via che aveva imposto venissero fatti monitoraggi del rumore ma, qui il nodo, senza indicare un piano guida su come farli, dove farli, quanto farli e con cosa. «A nostro avviso una dimenticanza grave e necessaria. Va esplicitamente dichiarato quale tipo di sistema di monitoraggio verrà adottato pretendendo un piano specifico, specificando quale tipo di centraline verranno usate».
ambiente
Chiama in causa il parare favorevole dato al piano dal ministero dei Beni storico, artistici e ambientali, arrivato dopo l’ok della commissione, «ma non inserito nelle prescrizioni» sottolineano citando le opere di mitigazione dei parcheggi con il verde, piantumazioni e altri interventi chiesti dal Mibact. Allegando anche la richiesta fatta a suo tempo già dall’Ente parco Sile a Save per il benestare al piano: opere di imboschimento per 2 milioni circa lungo tutta la sponda del Sile e il confine del Parco col Canova.
siti sensibili
Scuole in primis. Perché se è vero che la Commissione tecnica via aveva imposto la delocalizzazione della scuola delocalizzazione dell’asilo nido S. Giorgio a Quinto (già prevista da Save) «per i restanti istituti scolastici dislocati a poche centinaia di metri dal sedime aeroportuale non ha previsto niente e non esistono dati recenti di monitoraggio sia ambientale o del rumore». E segue elenco da Treviso a Quinto.
E poi l’inchiesta
A conclusione del documento il Comitato cita in toto un intervento della cinquestelle Arianna Spessotto che aveva puntato il dito sul Canova sollevando lo spettro dell’inchiesta sugli inquinanti seppelliti sotto l’asfalto che ha coinvolto la Mestrinaro, responsabile anche dei lavori di rifacimento anche della pista di Treviso, «che si è dovuto rifare a tre anni dall’opera per la comparsa di vistose crepe».
L’ITER
Adesso, dopo il nuovo esame della commissione via (ormai l’anno prossimo, e non si sa quando), c’è la possibilità che il parare e le nuove valutazioni debbano transitare anche alla commissione via della Regione, che imporrà nel caso nuovi allungamenti nei tempi. —
Federico de Wolanski
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








