Crisanti: «Via i negativi dalla Serena. Assurdo non averlo fatto 10 giorni fa»

Il virologo autore della campagna di tamponi di massa che ha salvato Vo': «Unica strada per arginare il contagio, ma bisognava partire prima. Poi l’ex caserma va svuotata e sanificata»
borghesi agenzia foto film treviso caserma serena tamponi a profughi
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TREVISO.
 
«I migranti negativi al Covid dovevano essere fatti uscire dalla ex Serena giorni fa, non si capisce perché non sia stato fatto e non si capisce come possano essere ancora lì. Che aspettano?». A parlare il professor Andrea Crisanti, responsabile del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova, il virologo che è stato per mesi il punto di riferimento del Veneto. A lui abbiamo chiesto come dovrebbe essere gestito oggi quello che pare essere il più grande focolaio d’Italia, ovvero il centro di accoglienza alla ex Caserma dove 244 migranti su 300 circa oggi sono positivi.
 
Professore, ieri il direttore generale dell’azienda sanitaria di Treviso parlando del centro di accoglienza all’ex Serena ha chiamato in causa Vo’, sottolineando che debba essere usato lo stesso metodo: un cordone sanitario fino a quando non saranno tutti negativizzati. Che ne pensa?
«Credo che l’isolamento debba essere assoluto, Benazzi ha ragione. Ma non parlerei di Vo’, il caso a dire il vero mi pare diverso, è un contesto chiuso, la situazione ora è più simile a quella della Diamond Princess (la nave da crociera in cui scoppiò il contagio mesi fa, ndr)».
 
Si è aperto un dibattito tra gestore e Usl. Il primo dice che il virus non se ne è mai andato dal caso di giugno, la seconda dice che è venuto da fuori. Lei che ne pensa?
«Credo che l’epidemia scoperta a luglio e aggravatasi oggi sia difficilmente riferibile a giugno. Quello credo sia stato un caso chiuso, altrimenti si sarebbe manifestato prima».
 
Si critica però che sia stato chiuso senza tamponi di riscontro.
«Ci può stare. In una comunità così ristretta il virus ha una capacità di moltiplicazione forte e in quattro, cinque giorni avrebbe dovuto manifestarsi. Così non è stato. Credo che i contagi di oggi siano causati da un virus importato da fuori durante questi due mesi e rapidamente diffusosi».
 
Si doveva monitorare di più la situazione?
«I tamponi avrebbero permesso di monitorare di più».
E oggi? Una settimana fa i contagi erano 137, ora sono già saliti a quota 257, a breve un nuovo giro di tamponi. 
«Se restano tutti lì alla fine si infetteranno tutti, prima o poi».
 
Quindi che fare?
«Portare fuori i negativi, fare loro un tampone e trasferirli in un’altra struttura, al sicuro. Arginare e stringere il contagio».
 
Oggi stesso?
«Non oggi stesso, andava fatto dieci giorni fa, quando sono stati scoperti i primi 137 casi, oggi è già tardi. Non si capisce come si sia potuto decidere di tenerli tutti lì mettendoli di fatto a rischio contagio. Al di là del distanziamento interno o meno, è l’ambiente ad essere problematico».
 
Il nodo oggi è proprio l’ex caserma. Dovrà rimanere in quarantena fino a quando non sarà Covid free? 
«Questo è certo, ma positivi e negativi dovrebbero essere gestiti in modo molto diverso».
 
Ovvero?
«Come detto, i positivi dovrebbero essere tenuti lì mentre quelli che oggi sono negativi e quelli che negativizzerano da oggi in poi dovrebbero essere spostati altrove, fuori da lì, e tenuti in isolamento per un paio di giorni fino a nuovo tampone, e solo allora “liberati” dalla quarantena».
 
E così a oltranza?
«Si, al oltranza fino a quando in caserma non ci sarà più nessuno. Allora si dovrà sanificare tutto l’ambiente. E solo una volta fatto quest’ultimo passaggio all’interno si potranno rimettere i migranti. Questa è l’unica via. La promiscuità oggi è un problema anche perché non si conoscono ancora i rischi e le dinamiche di un nuovo eventuale contagio di persone negativizzate. E se migranti guariti si dovessero ammalare ancora si metterebbero ancor più a rischio».
 
Perché non si fa?
«Che devo dire... il centro di riferimento è Treviso, oggi... sanno loro...». —
 
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