Crac Velo, 3 anni all’ex amministratore

Si stringono i cordoni delle giustizia sul crac della Velo, l’azienda di Altivole al centro di una maxi inchiesta della procura poi divisasi in tre diversi filoni. Ieri mattina Marco Rossini, 40enne di Montebelluna, ex amministratore delegato della società, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi per bancarotta ed evasione fiscale.
La sentenza pronunciata dal Gup Angelo Mascolo ha accolto parzialmente la richiesta di 4 anni e 4 mesi di reclusione fatta dal sostituto procuratore Iuri De Biasi nella requisitoria durante la quale, pur riconoscendo la disponibilità a ricostruire la vicenda dell’ex membro del cda e la correttezza delle informazioni fornite alla Procura, aveva tenuto alta l’asticella della condanna con rito abbreviato. A determinare la scelta del giudice le istanze delle difesa di Rossini, affidata all’avvocato padovano Pietro Someda, che ha visto riconosciuto la “continuità del reato”, ovvero la ripetizione di azioni scorrette nell’ambito di uno stesso contesto criminoso; eventualità che permette di mitigare la pena.
Altre quattro le persone sotto inchiesta per questo filone di indagine, il primo aperto sulla bancarotta della Velo (oggi affidata a un nuovo gruppo dirigente). Il tribunale ha infatti rinviato a giudizio Antonio Velo e la figlia Loretta Velo e Marco Moretti di Galliera co-amministratore di fatto della “Tmd Gmbh” (azienda tedesca sulla quale sarebbe transitato denaro delle aziende cartiere collegate alla Velo), mentre Maurizio Pontarolo, amministratore delegato della “Tmd Gmbh” ha patteggiamento un anno di reclusione.
Il pm Iuri De Biasi, a indagini concluse, ha accusato tutti di aver architettato un sistema di fatture fasulle e cartiere attraverso cui gli imprenditori sarebbero riusciti a evadere imposte sui redditi nel triennio 2009/2011. Tredici in tutto le fatture contestate dall’indagine avviata con la Guardia di Finanza, per un totale di imponibile fittizio che supera i 4 milioni e 850 mila euro che risulterebbe indicato nelle dichiarazioni del 2009 e del 2010, e che si tradurrebbe in 850 mila euro di Iva evasa.
Ma la vicenda velo si lega anche al destino del grande stabilimento industriale. Quello in comune di Altivol e e quello nell’area di Caerano San Marco. Immobili che furono oggetto anche di un incredibile furto all’indomani della bancarotta (sparirono quintali di materiale e macchinari nella notte portati via presumibilmente da un tir), e che a metà maggio andranno all’asta per un valore complessivo di 6 milioni e 830 mila euro a seguito della procedura fallimentare della società.
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