Costretto alla truffa per pagare l’usuraio Rischia il processo

Compie 28 raggiri da migliaia di euro con assegni scoperti Non riusciva più a restituire un prestito con tasso al 100%

di Serena Gasparoni

Per ripagare un prestito con tassi da usura si presta per mettere a segno ben ventotto colpi, ma finisce indagato con il suo strozzino per truffa e ricettazione. Sono state chiuse le indagini su una complessa vicenda che vede indagati a vario titolo per usura, estorsione, ricettazione e truffa Nazzareno Besaggio, quarantaseienne di Padova, Stjepan Baricevic, croato di 48 anni residente a Treviso, Bruno Hudorovic, 34 anni, attualmente in carcere, e Branko Nikolic, serbo ventottenne.

Tutto è iniziato nell’aprile del 2009 quando Besaggio avrebbe contratto - secondo quanto ricostruito dagli investigatori - un prestito con Baricevic: in tutto seimila euro, la cui restituzione prevedeva però un interesse sulla somma fornita del 100% annuo. Il debito aveva quindi raggiunto in poco più di un anno la cifra di quindicimila euro, Besaggio non sapeva come restituirli. A quel punto iniziano le minacce: Baricevic aveva insistentemente richiesto la restituzione del denaro, Besaggio senza alternative aveva accettato di “lavorare” per lui in modo da ripagare il debito. Di fatto si sarebbe prestato a mettere assegno delle vere e proprie truffe: ventotto per l’esattezza, per un bottino di diverse decine di migliaia di euro. Besaggio doveva recarsi in vari negozi selezionati da Baricevic per acquistare merce di vario tipo pagandola con gli assegni che gli venivano forniti. Assegni che poi venivano regolarmente protestati perché di provenienza illecita. La merce poi sarebbe stata venduta da Baricevic e Hudorovic o utilizzata da loro personalmente. In questo però Besaggio riusciva a “ripagare” piano piano il debito contratto consegnando a Baricevic la merce così ottenuta. Oggetto delle truffe era qualsiasi tipo di merce: 2.280 bottiglie di vino, 600 d’olio, 350 sacchi di pellets, trattorini tagliaerba, tappeti, televisori, lavatrici. Nel lungo elenco stilato dalla polizia giudiziaria di Treviso, che ha seguito le indagini, anche un olivo e una quercia.

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