Correva a 200 all’ora e aveva bevuto, 28enne di Farra di Soligo a processo per omicidio stradale

Stefano Vitali dovrà rispondere delle accuse in tribunale a Rovigo. Nell’incidente morì Mattia Guarnieri, 35 anni, passeggero dell’auto uscita di strada a Bergantino

Diego Bortolotto
Mattia Guarnieri, 35 anni, la vittima dell'incidente
Mattia Guarnieri, 35 anni, la vittima dell'incidente

Viaggiava come un missile in pieno centro abitato, a 200 chilometri all’ora, e aveva bevuto. Dovrà rispondere del reato di omicidio stradale, con le pesanti aggravanti dell’eccessiva velocità e della guida in stato d’ebbrezza, Stefano Vitali, 28 anni, di Farra di Soligo, conducente dell’auto che, con una rovinosa uscita di strada a Bergantino (Rovigo), ha causato la morte dell’appena trentacinquenne del posto, suo collega di lavoro, Mattia Guarnieri, incolpevole passeggero della vettura. A conclusione delle rapide indagini preliminari sul tragico incidente stradale successo poco dopo le 23.30 del 2 agosto 2022 in via Garibaldi, tratto della Strada Provinciale 25, il pubblico ministero Andrea, ha chiesto il rinvio a giudizio per il ventottenne. Il Gup del Tribunale rodigino, Silvia Varotto, ha fissato per l’8 giugno 2023, alle 10, l’udienza preliminare di un processo dal quale i familiari di Guarnieri, affidatisi a Studio3A-Valore S.p.A., si aspettano giustizia per il loro caro.

Vitali stava procedendo sulla Sp 25 in direzione Melara-Bergantino alla guida di una potente Bmw 320 D, nel quale erano trasportati anche Mattia, sul sedile del passeggero posteriore, e un coetaneo e amico d’infanzia di quest’ultimo, sul sedile del passeggero anteriore. Giunto al termine di una curva sinistrorsa, però, il conducente, per citare la richiesta di processo del sostituto procuratore, perdendo il controllo dell’auto “usciva dalla carreggiata per poi rientrare sulla stessa all’altezza del civico 782, dopo aver compiuto più ribaltamenti, provocando la morte di Guarnieri”. Più nel drammatico dettaglio, come accertato dai carabinieri della compagnia di Castelmassa che hanno effettuato i rilievi, la macchina, fuoriuscita alla sua destra, ha percorso circa 180 metri tra il terreno e il fossato adiacente la sede stradale, girando più volte su se stessa, ha urtato contro un terrapieno ed è stata nuovamente proiettata verso la strada, dove ha finito la sua folle corsa, cappottata. Una serie di impatti tremendi in seguito ai quali Guarnieri ha riportato gravissimi politraumi che gli sono risultati fatali: i sanitari del Suem accorsi in loco hanno tentato disperatamente di salvarlo, proseguendo a lungo le manovre rianimatorie, ma hanno dovuto dichiararne il decesso. Si sono invece miracolosamente salvati gli altri due occupanti della vettura.

A Vitali il magistrato inquirente, sempre per citare il suo atto, imputa di aver causato il sinistro con conseguenze mortali per “colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia nella circolazione stradale, nonché per colpa specifica consistita nella violazione degli articoli 141 commi 1, 2 e 3 e 186 del Codice della Strada”: in particolare, precisa il Pm, “nel compiere la manovra sopra indicata circolando a una velocità non adeguata alle caratteristiche della strada, in presenza di una curva, in ore notturne, nell’attraversamento di un centro abitato, non essendo in grado di conservare il controllo del veicolo e non compiendo in condizioni di sicurezza le manovre richieste dalla circolazione”. Il tutto pesantemente aggravato dalle circostanze, conclude il dottor Bigiarini, “di avere commesso il fatto procedendo in centro urbano ad una velocità pari a circa 200 km/h, superiore al doppio di quella consentita”, o meglio quattro volte tanto dato che il limite prescritto in quel tratto era ed è di 50 km/h, e di trovarsi “in condizioni di stato di ebbrezza conseguente all’abuso di sostanze alcoliche, con un tasso alcolemico rilevato all’accertamento di 0,72 g/l”.

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