Coronavirus a Treviso: sigillata Geriatria, test sui medici, scattano i controlli

Controlli a tappeto in ospedale, doppio tampone su tutti i pazienti. Si esce solo se negativi

TREVISO. Per quasi tre settimane la 75enne Luciana Mangiò è stata ricoverata all’ospedale di Treviso, dove ha avuto a che fare con medici e pazienti, ignari della sua infezione da coronavirus. Il 7 febbraio è arrivata al Pronto soccorso del Ca’ Foncello, è entrata nel reparto di Geriatria con problemi al cuore e negli ultimi giorni è stata portata in Rianimazione a causa della polmonite acuta che aveva aggravato la situazione.

Più volte ha avuto a che fare con la Radiologia per gli esami ed è stata vista dal cardiologo. In queste tre settimane l’anziana ha avuto quindi contatti con decine di medici e pazienti, ma solo ieri è stata sottoposta ai test per il Covid-19 dagli esperti del reparto di Malattie Infettive.

«Per tutti i sanitari entrati in contatto non resta che la mascherina e l’auto isolamento a casa. Qua rischiamo di trovarci in un casino atomico» commenta una delle infermiere in corsia esprimendo tutta la preoccupazione che serpeggia tra il personale.



Ed è questo l’aspetto più preoccupante che ha spinto ieri sera il direttore generale Francesco Benazzi a convocare una riunione d’urgenza con i tutti i vertici dell’Usl 2: direttori sanitario e ospedaliero, epidemiologi, primari dei reparti dove è transitata la 75enne di Paese.

In tarda nottata l’incontro tra l’Usl e i sindacati che hanno chiesto di capire a quali rischi sia stato esposto il personale medico, infermieristico e gli operatori socio sanitari.

«Nell’esecuzione del tampone ci siamo attenuti alle direttive ministeriali che sono stringenti e indicano di eseguire le indagini in caso di patologia polmonare» spiega una fonte interna all’azienda sanitaria trevigiana.

Nel primo pomeriggio di ieri il tampone è stato eseguito e ha dato esito positivo: Covid-19.

Il campione, come previsto da protocollo, è stato immediatamente inviato a Padova per la conferma ufficiale.

Tutti gli sforzi della direzione aziendale sono ora concentrati nel creare, per quanto possibile, un cordone sanitario efficace ad arginare una ulteriore circolazione del virus all’interno del Ca’ Foncello.

Alle 20 di ieri era già stato deciso l’isolamento temporaneo del reparto di Geriatria. Azzerate le visite ai degenti da parte di esterni, nel reparto si può muovere solo il personale medico autorizzato, con addosso tutte le protezioni anti-contagio.

E in queste ore tutti i pazienti verranno sottoposti a doppio tampone, solo nel momento in cui ci saranno negativi, indipendentemente dallo stato di salute, verrà autorizzata la dimissione.

Resta da capire se il primo caso di coronavirus trevigiano sia in qualche modo legato ai focolai di Vo’ Euganeo, dove sono state infettate 33 persone, oppure a quello del Veneziano 8 pazienti malati, e altri 4 in attesa di attribuzione di area geografica, tra i quali la paziente trevigiana.

O se, al contrario, si tratta di un focolaio nuovo, ancora tutto da comprendere e investigare.

Nonostante i timori diffusi tra i medici del capoluogo, i sindacati rispondono compatti lanciando un messaggio di vicinanza ai lavoratori: «In questo momento di emergenza serve la piena collaborazione tra tutti, avere fiducia nelle istituzioni e mettere in sicurezza chi è in prima linea per garantire cure ai cittadini» dicono i rappresentanti delle funzioni pubbliche Cgil, Cisl e Uil «ne usciremo insieme». 

 

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