Consulto oncologico: a Castelfranco invertono gli esiti tra pazienti

Dallo Iov a Trieste spedito il cd di un altro paziente. Vittima dello scambio Roberto Pinto. L’errore in radiologia, l’Usl si scusa

CASTELFRANCO

Chiede un ulteriore consulto oncologico, ma da Castelfranco arrivano gli esami di un altro paziente: è quanto accaduto a Roberto Pinto, imprenditore castellano già presidente della Pro loco, che sta affrontando un percorso di cura: «Se non fosse stato per la solerzia di un praticante di Trieste, io oggi avrei la diagnosi di un altro», racconta.

La diagnosi era emersa qualche giorno fa: «Dopo un consulto con medici dello Iov castellano, ho ritenuto opportuno, d’accordo con la mia famiglia, sentire un’altra campana nella fattispecie la clinica urologica universitaria di Trieste, facendolo presente anche agli stessi dottori che comprendevano la mia esigenza».

Da qui l’invio degli esami da Castelfranco a Trieste: «Peccato che a Trieste sia arrivato il cd della risonanza di un altro paziente a cui auguro tutto il bene del mondo. Informato dello scambio di persona ho subito chiesto lumi di tale grave errore al nostro reparto che ha iniziato uno scaricabarile tra Ulss e Iov su chi manda i cd delle risonanze senza per il momento venirne a capo. A Castelfranco regna molta confusione ma non si scherza sulla pelle dei malati. Mentre girovagavo, senza risultati, tra i reparti alla ricerca del mio prezioso dischetto più di qualcuno mi ha riferito, imbarazzato e dispiaciuto del rischio corso, che ad oggi non è stato fatto altro che cambiare l’adesivo Ulss con quello Iov. Non ho le competenze per giudicare, lascio ad altri gli approfondimenti, ma sicuramente se oggi mi avessero proposto una terapia differente per errore sicuramente non avrei fatto i salti di gioia. Ora definire il nostro vecchio ospedale un cadavere eccellente (l’espressione nuovamente usata dal governatore Zaia nei giorni scorsi, ndr) mentre adesso sarebbe un gioiello fa sorridere anche la mia prostata».

Secondo lo Iov, interpellato in merito a questo grave disguido, la colpa sarebbe di un errore umano: a scambiare il supporto informatico sarebbe stato un operatore della Usl. Più precisamente nel reparto di radiologia – in forza alla Usl – da cui è partita una busta indirizzata a Pinto (una procedura adottata anche per evitare, in tempo di Covid, il ritiro degli esami presso il Cup) ma contenente il cd con gli esami di un’altra persona: «Il fatto è grave – spiega il primario di radiologia, Carlo Biasutti – ma ci tengo a precisare che la diagnosi era quella corretta. Stiamo verificando se qualcuno dei pazienti a cui sono stati spediti cd nello stesso giorno abbia ricevuto le immagini di un altro. Ci siamo scusati con il signor Pinto che oggi (ieri per chi legge) ha ricevuto le immagini corrette. Purtroppo è capitato un disguido di segretaria: non è ammissibile, e ci scusiamo ancora, ma il rischio di un errore può essere dietro all’angolo quando si eseguono 90 mila esami l’anno come nella nostra struttura». —



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