Bambina disabile respinta dalla scuola, la preside: «Mai fatti i lavori necessari per accoglierla»
L’episodio a Conegliano, alle medie Cima. La dirigente Ada Vendrame contro il Comune: «Non è competenza del dirigente scolastico costruire scale di emergenza ed eseguire altri interventi strutturali»

C’è un paradosso incredibile nella complessa vicenda dell’undicenne in carrozzina a cui è stata negata l’iscrizione alla scuola media Cima, che coinvolge anche altri ragazzi con disabilità.
Un cortocircuito logico ed emotivo, una mancanza di inclusività che pesa come un macigno su Conegliano. La Cima, infatti, è il plesso che accoglie i ragazzi disabili provenienti dal centro "La Nostra Famiglia".
Non solo all’undicenne in carrozzina è precluso l’accesso a causa delle barriere architettoniche, ma anche ad altri giovani con difficoltà di mobilità. Ad affrontare apertamente la questione è la stessa dirigente dell’istituto comprensivo Cima, Ada Vendrame.
Lei per prima è amareggiata. Già dal 2022 aveva chiesto interventi strutturali.
«Il primo anno da dirigente avevo fatto subito una delibera d'istituto per chiedere una nuova sede per la Cima. Una sede senza barriere, dotata di palestra, di un cortile, di uno spazio verde» spiega Vendrame «alla Cima abbiamo dei ragazzi della secondaria de La Nostra Famiglia che frequentano le attività, alunne e alunni che hanno un'autonomia motoria. Altri alunni che potremmo accogliere, che sono in carrozzina, devono rimanere a La Nostra Famiglia. Noi vogliamo potenziare il progetto d'inclusione, con una sede accessibile agli studenti con difficoltà motorie. Ma non posso essere io a far realizzare i lavori».
La preside evidenzia come l’edificio in via Pulzio Sbarra sia sicuro dal punto di vista sismico, ma difficile da raggiungere e con barriere architettoniche evidenti.
«Devo decidere anche in base alla struttura» spiega la preside «non è competenza del dirigente scolastico costruire scale di emergenza ed eseguire altri interventi strutturali».
La questione, sottolinea a più riprese Vendrame, non è la mancanza di volontà o di empatia da parte del corpo docente e della dirigenza, ma un problema strutturale rigido e invalicabile.
L’edificio, situato in centro storico, non è dotato di ascensori a norma per le disabilità motorie né, soprattutto, di vie di fuga adeguate.
È rimasto agli Anni '90, quando era la sede staccata del liceo scientifico Marconi. «Io voglio bene a quella ragazzina, sono davvero dispiaciuta di non poter accoglierla, è una bambina e una alunna capace. È giusto offrirle una scuola in cui si possa spostare da un'aula ad un'altra, cosa che non è possibile alla Cima, ad esempio il laboratorio informatico o l'aula di arte» osserva la preside.
«La Cima è sicura, ma ha dei limiti di accessibilità. Io da febbraio mi sto dando da fare, ho incontrato i genitori e fatto vedere la scuola. Ci sono state varie interlocuzioni. Non basta una rampa d'accesso, perché non avrebbe una lunghezza tale da permettere il passaggio. Questi sono aspetti che devono vagliare il Comune e l'ufficio tecnico».
L’undicenne andrà probabilmente alla scuola media di Rua. «Oggi siamo andati a La Nostra Famiglia per fare la prova dei tutori nuovi e per far modificare il busto» scrivono i genitori « lei sta abbastanza bene, ha i soliti dolori alla schiena, ma non perde mai il sorriso».
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