Cocaina al ristorante Verso il processo il cuoco e il calzolaio

Diciannove indagati, un giro di cocaina da decine di chili e un volume d’affari milionario. Sono i dati di una delle maggiori operazioni antidroga realizzate nel territorio e firmate dalla Squadra...

Diciannove indagati, un giro di cocaina da decine di chili e un volume d’affari milionario. Sono i dati di una delle maggiori operazioni antidroga realizzate nel territorio e firmate dalla Squadra Mobile di Treviso.

Il sostituto procuratore Valeria Sanzari ha ora chiuso le indagini che si sono articolate in diverse operazioni, la principale messa a segno al ristorante Taino di Treviso lo scorso luglio con l’arresto, tra l’altro, del cuoco e del gestore del locale.

Sotto inchiesta sono finiti i dominicani Santa Julita Caberas, 48 anni, residente a Treviso; Mena Loopez Rafael, 32 anni di Fossalta di Piave; Claudia Melbina Claudio De Martinez, 29 anni di Fossalta di Piave; Antonio Carlos Ramirez Mercedes, 25 anni di Paese; Carlos Martinez Carolu, 38 anni; Alegel Maria Baldera Nunez, 32 anni di Treviso, cuoco del ristorante; Xiomara Cruz, 38 anni di Treviso; Jovino Paredes, 37 anni di Paese; Alejandro Reynoso Madrigal, 35 anni, di Paese; Elupina Lalane De Aza, 27 anni di Cison; Antonio Manuel Fernandez Vargas, 40 anni; Giuseppe Randazzo, 45 anni di Vazzola; Alexander Brito Morel, 29 anni di Treviso; Antonio Gomez Villar, 45 anni di Treviso; l’ex calzolaio Claudio Carestiato, 44 anni di Treviso; Jose De La Rosa Acosta, 23 anni di Pieve di Soligo;Christina Romano Isdraele, 33 anni di Treviso; Liridon Bitici, kosovaro, 21 anni, residente a Istrana; Ramon Difo Calcano, 22 anni di Mussolente (Vicenza). Gli indagati, difesi tra gli altri, dagli avvocati Daniele Panico, Carlo Cianci e Fabio Crea, hanno ora 20 giorni di tempo per presentare le loro memorie; alcuni nel frattempo sono stati anche interrogati. La cocaina, hanno ricostruito gli investigatori, arrivava direttamente dal Sudamerica, da Santo Domingo in particolare, e approdava a Milano e Roma dove veniva smistata verso il resto d’Italia. Una parte arrivava a Treviso dove il mercato era fiorente. Per le cessioni si usava un linguaggio di codice: la coca di volte in volta era «il bambino», il latte, «la birra» oppure «la donna». C’era anche chi, come l’ex calzolaio Carestiato, riceveva la droga a casa, mentre era agli arresti domiciliari.

Svariate le cessioni contestate agli indagati, alcune a rampolli della Treviso bene. In alcuni casi la coca veniva venduta all’ingrosso: la cessione riguardava ovuli di coca da 10 grammi ciascuno e con un valore che raggiungeva anche gli 800 euro. (s.t.)

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