Cimici, attacco ai frutteti Raccolto di pere dimezzato

TREVISO
Anche quest’anno la cimice asiatica distrugge i frutteti nella Marca: la produzione di pere di molti produttori è stata danneggiata fino al 50% e tra alcuni giorni è molto probabile anche la perdita del 30 % di quella di mele e kiwi. L’allarme arriva da Confagricoltura. Nella nostra provincia nel 2017 sono state prodotte 1.200 tonnellate di pere, molte delle quali sono di qualità molto pregiate come le William e le Abater che sono vendute alla cooperativa Opere, che ha un ruolo simile a quello di Melinda nel mondo delle mele. I prezzi? Rispettivamente un euro e un euro e 20 centesimi al chilo se hanno un’ottima qualità. Si tratta di un bel guadagno, ma se sono aggredite dalle cimici asiatiche possono essere solo vendute alle aziende che producono succhi, tra i 15 ed i 20 centesimi al chilo. O addirittura devono essere buttate.
«Si tratta di una forte perdita perché il loro costo di produzione è di circa 30 centesimi al chilo», spiegano dall’associazione di categoria.
Tra gli imprenditori più colpiti da questo fratello vi è Antonio Borsetto vicepresidente dei frutticoltori di Confagricoltura Treviso che però vuole fare un discorso generale sul problema della Halyomorpha halys, il nome scientifico dell’insetto arrivato dall’Asia che morde la frutta sugli alberi creando danni irreparabili. Questo tipo di cimice ha colpito in tutto il territorio, da Nervesa a Montebelluna fino a San Biagio, dove ha sede l’azienda di Borsetto. «Quest’anno le cimici hanno preso di mira soprattutto le varietà William e Kaiser», spiega il vicepresidente dei frutticoltori di Confagricoltura Treviso, «nonostante molti abbiano impiantato le fitte reti antinsetto. Una batosta che ci ha portato a buttare via gran parte del prodotto: il tessuto dei frutti in formazione è stato interamente succhiato dagli insetti, causando un effetto sughero con deformazione, marcescenza e nanizzazione. Un po’ meglio è andata alle varietà Abate e Decana, forse meno graditi dall’insetto, dove le perdite sono state attorno al 30 %». E conclude: «Nonostante gli allarmi, il pericolo dell’insetto è stato sottovalutato. La Regione ha consentito l’utilizzo di un prodotto efficace, ma con utilizzo limitato a una volta. La deroga è stata data quando i danni erano già compiuti. Bisogna entrare nell’ordine di idee che la cimice asiatica dev’essere considerata come una calamità naturale, alla stregua di una grandinata o di una tromba d’aria».
Altri imprenditori come Bruno Brentel, di Povegliano, sono riusciti a limitare i danni al 15% o anche meno, ma al prezzo di forti investimenti nelle reti di protezione istallate sopra i pereti. La presidente provinciale dei frutticoltori di Confagricoltura, Stefania Kofler, dalla sua azienda di Nevesa teme anche per le mele ed i kiwi che devono essere ancora raccolti. «In questi giorni verrà trebbiata la soia che dà rifugio alle cimici. Nell’area tra Nervesa e Lovadina temiamo la perdita del 30% dei kiwi e delle mele». —
Gino Zangrando
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