«Ciano sacrificata per il prosecco». Scontro sulla vasca di espansione a Crocetta

CROCETTA. Il progetto per la costruzione delle vasche di laminazione a Ciano nasce più da ragioni politiche che idrauliche: si privilegiano gli interessi dei più numerosi abitanti del basso Piave contro quelli dei meno numerosi, ma più rispettosi del fiume, della zona montelliana. Questa è in sintesi l’analisi di Paolo Gasparetto sull’opera che la Regione vuole costruire sul fiume sacro alla Patria nella frazione di Crocetta. È previsto un bacino di laminazione stimato in 35 milioni di metri cubi distribuiti su 555 ettari, e la costruzione di 13,5 km di muri in cemento armato alti fino ad 8 metri delimitanti quattro vasche contigue. Gasparetto ha partecipato a una riunione sul prossimo piano delle alluvioni tenutasi venerdì a Venezia. L’ambientalista era stato invitato in rappresentanza del Gruppo Naturalistico Monteliano (di cui è presidente, ndr) e della Federazione Speleologica Veneta. Il suo commento è durissimo.
«Le golene del basso Piave sono sfruttate da un secolo. Nel primo dopoguerra era necessario coltivarle per la sopravvivenza delle popolazioni lasciate sole in un paese distrutto nelle sue attività economiche. Poi c è stata la trasformazione dal deposito attrezzi, alla piccola stalla, all’abitazione. Con il miracolo economico degli anni sessanta sono quindi arrivati il laboratorio e poi la piccola fabbrica» attacca Gasparetto.
«È arrivato infine il miracolo del ventunesimo secolo: il prosecco. Il 93% della golena di Ponte di Piave è occupata da impianti vitivinicoli, e per espressa dichiarazione di un amministratore del paese “vista questa occupazione non si possono fare bacini di laminazione, è meglio farli a monte”. Come dire: noi abbiamo fatto quello che volevamo ed ora per proteggere i nostri beni (dentro la golena) è meglio che ci pensiate voi. Quindi quelle popolazioni che hanno rispettato il fiume non usandolo inopinatamente ma anzi spendendo danari per valorizzarlo per le peculiarità naturalistiche ivi contenute dovranno sopportare i danni ambientali dell’opera prevista a Ciano» continua Gasparetto.
«Più che idraulico è un problema politico, siamo già in fase preelettorale e quindi la scelta diventa semplice: perdere voti a monte del fiume poco urbanizzato e potenzialmente con pochi voti piuttosto che a valle dove il bacino elettorale è molto grande» commenta l’ambientalista deluso dall’appoggio al progetto da parte del segretario generale del bacino Alpi Orientali Francesco Baruffi.—
Gino Zangrando
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