«Cava Campagnole è una discarica di amianto»

Zanoni (Pd): «Una bomba ecologica su Paese». Il caso ignorato nonostante le diffide. La forestale: altri scavi sospetti
PAESE. Cinque anni, centinaia di documenti, sette enti coinvolti, quattro diffide, un’indagine della Procura, 2.500 camion a scaricare rifiuti alla cava Campagnole. Eppure se non fosse stato per la convenzione siglata dal Comune di Paese con la Canzian che gestisce il sito, non se ne sarebbe saputo più o meno nulla. A denunciare ieri «la bomba ecologica che incombe su Paese» il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, anche attraverso un interrogazione alla giunta Zaia. L’Arpav stima infatti che nel sito di via Veccelli, incastrato tra i due stabilimenti della San Benedetto, ci siano 50 mila metri cubi di rifiuti di cui 5 mila contenenti amianto.


Qualcosa era già emerso in consiglio comunale poche settimane fa, ma si parlava 2.225 tonnellate di rifiuti poste sotto sequestro; una minima parte in realtà di quanto già è depositato sul sito. «Eppure il consigliere con delega all’ambiente Vigilio Piccolotto nell’ultima seduta ha affermato che i rifiuti di amianto presenti alla Canzian stavano in un pacchetto di sigarette», si sfoga il consigliere Rossella Lorenzetto, «tra l’altro smentendo la giunta che poche settimana prima aveva affermato che alla Canzian di rifiuti proprio non ce n’erano».


I rifiuti nel sito e le diffide.
Tutto è partito proprio dal Comune di Paese, che nel 2012, ha segnalato la presenza di rifiuti portati illecitamente nel sito estrattivo di via Veccelli. Ed è di pochi giorni dopo, il 27 dicembre del 2012 la prima diffida della Regione alla Canzian e alla Cosmo Ambiente che a Paese aveva portato i rifiuti. Scatta il sequestro del primo cumulo di rifiuti contenenti amianto. Poi per quattro anni tutto tace. Fino al 12 maggio 2016, quando in Regione si ricordano della prima diffida, verificano che non è stata rispettata, e ne mandano una seconda. In mezzo la Canzian fa sapere che i materiali sono stati rimossi, precisando che però sono arrivati nuovi materiali. Che siano stati rimossi o no i primi rifiuti, la Regione decide di mandare una terza diffida. Ed è ora che scaturiscono nuove analisi.


C’è amianto, e parecchio.
A luglio dello scorso anno il Comune di Paese chiede alla Procura come comportarsi visto che ha trovato altri frammenti di amianto, e cominciano a vedersi le prime cifre. L’Arpav stima in 50 mila i metri cubi di rifiuti portati alla Canzian senza permessi, di questi in 5 mila c’è amianto. Ma per la Forestale che compie nuovi sopralluoghi, anche negli altri 45 mila qualcosa non va.


L’attacco di Zanoni.
«Superano i limiti per diversi componenti chimici: solfati, nichel, rame, cromo, piombo e selenio. Ed sempre la Forestale evidenza il pericolo della diffusione degli inquinanti», spiega Zanoni. La Regione convoca la conferenza dei servizi per decidere come bonificare l’area, in cui anche l’Usl sottolinea il pericolo inquinamento. Inoltre viene accantonata la proposta della Cosmo e della Canzian: realizzare un impianti di trattamento dei rifiuti sul fondo della cava, per “pulire” i rifiuti dall’amianto. Nel frattempo le due ditte chiedono alcune proroghe alla Regione per l’asporto dei rifiuti, senza però ottenerle. L’ultima è di pochi giorni fa, «ed è motivata dal fatto che quei 45 mila metri cubi servirebbero come fondo per la terza corsia dell’A4, ma il cantiere non è ancora stato aperto. Andrà chiarito anche questo punto, perché la legge è chiara. Se c’è anche una sola particella di amianto, tutti i rifiuti diventano “pericolosi” e non possono più essere usati come materia seconda nell’edilizia», conclude Zanoni. «La Regione la smetta di farsi umiliare dai privati che non rispettano le leggi. Invece di usare l’arma spuntata delle diffide, senza farle rispettare, emetta un’ordinanza per la rimozione immediata dei rifiuti».


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