Caso Rolex i Romano non rispondono al giudice
breda di piave. Scena muta. Vito e Pietro Romano, padre e figlio trevigiani coinvolti nell’indagine della procura di Venezia sul traffico di Rolex di contrabbando importati da Hong Kong tramite lo scalo Marco Polo di Tessera, si sono rifiutati di rispondere ieri mattina alle domande del giudice per le indagini preliminari, Gilberto Stigliano Messuti durante l’interrogatorio di garanzia dopo le due misure cautelari (carcere per il padre, domiciliari per il figlio) emesse lunedì mattina. Per loro, l’ipotesi di reato è contrabbando aggravato, corruzione, introduzione nello Stato e commercio di merce con marchio contraffatto. Insieme a loro, nell’indagine della Guardia di Finanza coordinata dal procuratore aggiunto Stefano Ancilotto e dalla pm Elisabetta Spigarelli, sono indagati anche il braccio destro vicentino Stefano Pizzolato, il gioielliere napoletano Luca Silvestri (entrambi raggiunti da misura cautelare), così come la figlia 21enne Giulia e il finanziere Nicola Rosa. Proprio grazie a quest’ultimo, in servizio all’aeroporto di Tessera, gli imprenditori trevigiani riuscivano a imbarcarsi verso Hong Kong pieni di denaro contante e a rientrare con valigie piene di modelli (anche 350 a tratta) sui quali non pagavano l’Iva. Nella sua ordinanza, il giudice Gilberto Stigliano Messuti riassume il valore dell’affare: nei soli otto viaggi effettuati nel corso del 2019, la Finanza ha contato 2250 Rolex sottratti all’Iva. «L’ammontare dell’imposta evasa - si legge nell’ordinanza - è stimata in 2,475 milioni, pari al 22% di Iva su un valore di oltre 11 milioni di euro». Un andirivieni, con cadenza mensile che, oltre al Marco Polo, ha interessato anche lo scalo di Capodichino a Napoli e Fiumicino a Roma. Rosa comparirà stamane davanti ai giudici di Venezia. —
E. P.
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