Direttrice di banca muore di cancro in meno di 20 giorni: aveva 47 anni
Laura Andreazza, 47 anni, una carriera in Intesa Sanpaolo, lascia il marito e due figli. Comunità sotto shock per la scomparsa improvvisa: «Ricordatemi felice»

Il dolore alla schiena, gli accertamenti nell’ultima decade di febbraio. Ed una diagnosi terribile: il male subdolo e inesorabile aveva già minato il suo corpo.
Laura è spirata domenica nel primo pomeriggio, in un letto dell’ospedale Ca’ Foncello, in meno di 20 giorni.
Pienamente consapevole di cosa l’attendesse, aveva chiesto subito di evitare ogni accanimento terapeutico, optando per un regime palliativo, fino a quando la resistenza al dolore l’ha sorretta.
Laura Andreazza, direttrice di banca dopo una carriera in Intesa Sanpaolo, aveva solo 47 anni. Sconvolti dal dolore il marito e i due figli, cui è stata strappata nel giro di poche settimane.
La malattia è stata fulminante, non le ha lasciato scampo.
Il ritratto
Sgomenti i tantissimi amici, i colleghi, la comunità di San Lazzaro – cresciuta in borgo Mestre, e anche ora viveva accanto ai genitori – il mondo del rugby, grande passione di famiglia.
Tutti increduli, stretti attorno al consorte Renato, agli adorati figli Virginia e Vittorio, di 13 ed 11 anni.
Tutti attoniti alla notizia che da domenica sta girando la città ed è rimbalzata anche fuori provincia: Laura dirigeva la filale di San Donà, in passato quella di Noale. Era sposata con Renato Ghisini, veneziano di Tessera, collaboratore tecnico al Consorzio di Bonifica Acque Risorgive di Venezia da 25 anni: una vita condivisa tra affetti, progetti e quotidianità.
I mille ricordi in rete la descrivono come «un vulcano di energia e di interessi»: la cultura, la musica, l’arte, il teatro. «Era avanti, oltre». E poi la montagna, e Venezia, che conosceva in ogni calle e canale. Amava circondarsi di bellezza, tra oggetti scelti con gusto e attenzioni quotidiane, e sapeva creare relazioni autentiche, fatte di ascolto, ironia e presenza.
«Aveva costruito il suo percorso professionale con una carriera tanto rapida quanto meritata, frutto di una preparazione solida e di una determinazione fuori dal comune, sapeva risolvere le situazioni più complesse», dicono i colleghi, affranti.
«Era geniale, molto preparata, caparbia, precisa, non sbagliava niente», la ricorda Valentina, «una donna non per tutti». E tutti sottolineano il suo carattere forte, la schiettezza, la generosità, la sua profondità.
Amava la compagnia, la sua casa era sempre piena di amici. «Sempre con la battuta pronta, sapeva prendersi cura anche dello stato d’animo di chi le stava attorno, con un’attenzione autentica verso gli altri».
L’addio
Amava l’eleganza, vestiva con gusto, con i suoi gonnelloni a palloncino e le friulane ai piedi: «Aveva uno stile inconfondibile», dice un altra amica, «curava i dettagli e aveva una rara capacità: rendeva speciali anche i momenti più semplici».
«Ricordatemi felice, tenendomi un posto tra i vostri sorrisi e non tra le lacrime» il messaggio scelto per accompagnarla sull’epigrafe sintetizza il modo in cui chi l’ha conosciuta desidera conservarne il ricordo.
Tra le testimonianze più toccanti, quella dell’amica Claudia: «Non doveva andare così. Mi manchi già, resterai la mia amica del cuore»: Sabine scrive: «Mi mancherai tantissimo. Brillerai lassù, anzi sbrilluccicherai di una luce immensa»,
Il rito funebre sarà celebrato nella chiesa parrocchiale di San Lazzaro, domani alle 15: il feretro giungerà dall’obitorio del Ca’ Foncello di Treviso.
Oltre al marito e ai due figli, lascia mamma Mariagrazia e il papà Renzo, gli altri parenti ed i tanti amici. —
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