Casa sotto il tiro dei cacciatori. «E ci hanno anche minacciati»

CASTELFRANCO. Minacciati ma anche rincorsi perché avevano protestato contro i cacciatori che avevano invaso il loro terreno e sparato in direzione della loro abitazione. Ivana Silvello ripercorre il duro confronto di qualche giorno fa con le doppiette, sul quale è intervento anche il movimento “Cento per cento animalisti”. Ivana abita con il marito nel bel mezzo della campagna a Sant’Andrea oltre Muson, dove via Cervan si perde in mezzo ai campi. Nei giorni scorsi, intorno alle dieci, uno strano rumore ha destato la loro attenzione: era una gragnuola di pallini che colpiva le finestre della loro casa: «Non ci sono stati danni, per fortuna – spiega – la questione è che questi cacciatori si sentono liberi di fare quello che vogliono, in barba alla legge. E quanto protesti, ti trattano con arroganza». Come è capitato a lei. «Il fatto che i pallini siano arrivati fino a casa nostra vuol dire che lo sparo è partito da almeno dieci metri, forse meno. Invece le norme parlano chiaro: la distanza minima dalle abitazione deve essere almeno di 150 metri. E poi, mi chiedo, con che diritto possono calpestare la proprietà privata?».
Le minacce
La risposta dei cacciatori però era prevedibile: non essendo recintato, non potevano sapere che si trattava di un fondo privato. «Lo vedono tutti che è l’orto di un’abitazione. E comunque prima di sparare dovrebbero controllare di essere a debita distanza dalle case. In questo caso non è stato così. Quando sono uscita, me li sono trovati davanti, un gruppetto di quattro-cinque persone. I fucili erano aperti, ma era chiaro che erano stati loro a sparare». Forse bastava chiedere scusa, ma davanti alle giuste rimostranze di Ivana Silvello, i cacciatori sono invece passati al contrattacco, arrivando alle minacce. «Forse volevano intimidirmi, ma non sono proprio il tipo. Sappiamo il fatto nostro e le regole in vigore: è stata proprio la loro spavalderia a rendermi più determinata. Poi a un certo punto è uscito mio marito per un giro in bici. Anche lui è intervenuto nella discussione, prima di partire. Ma appena ha dato la prima pedalata, hanno provato a rincorrerlo».
La tutela
Che a Ivana i cacciatori piacciano poco è fuori discussione: «Diciamo che non capisco questa passione. Comunque, ognuno è libero di fare quello che vuole, ma rispettando la legge e comunque avendo almeno il buon senso di non mettere a repentaglio la sicurezza degli altri». Subito dopo l’accaduto, Ivana ha provato a contattare il Comune per sapere che cosa potesse fare e come rendere evidente che nella sua proprietà i cacciatori non possono entrare: «Non ha risposto nessuno. Così mi sono rivolta a “Cento per cento animalisti” per capire cosa potevo fare a mia tutela». —
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