Casa di comunità di Fiera, la promessa dell’Ulss 2 di Treviso: «Ambulatori e servizi in arrivo»

Rigoli, direttore della funzione territoriale dell’Ulss 2, illustra le attività della Casa di comunità: «Guardia medica operativa e a breve ci sarà lo specialista cardiologo»

Valentina Calzavara
Roberto Rigoli alla casa di comunità di Fiera (Treviso)
Roberto Rigoli alla casa di comunità di Fiera (Treviso)

 

«Le Case di comunità rappresentano un servizio fondamentale, le abbiamo attivate, sono in funzione e andremo a implementarle ulteriormente.

Qui a Fiera la struttura è attiva 24 ore su 24, sono operativi medici e infermieri dalle 8 alle 20 e poi la guardia medica, di notte, nei festivi e nei fine settimana».

Il dottor Roberto Rigoli, direttore della funzione territoriale dell’Ulss 2 riassume l’attività che ha già preso il via e chiarisce le modalità di accesso e fruizione dell’assistenza.

Istruzioni per l’uso

La prima porta d’ingresso della Casa di comunità non è l’ambulatorio, ma il telefono, attraverso il numero 116117 dedicato all’assistenza sanitaria non urgente. È a quel numero che ci si deve rivolgere se, durante il giorno, il proprio medico di famiglia non c’è, ma anche di notte, quando è operativa la guardia medica.

Al centralino del 116117 risponde un operatore che esegue un primo “triage” a distanza con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Se emergono sintomi che fanno pensare a un’emergenza, il paziente viene indirizzato al Pronto soccorso o, se necessario, viene attivato il 118. Se invece il problema è lieve e può attendere il giorno successivo, viene invitato a rivolgersi al suo medico appena tornerà disponibile.

Esiste però una terza possibilità, quella che rappresenta il cuore del nuovo sistema. Quando il caso richiede un approfondimento nell’arco della giornata, l’operatore invia il paziente alla Casa di comunità.

«All’utente viene associato un ticket elettronico che compare in tempo reale sul computer del medico in servizio nella Casa di comunità. È il professionista stesso a richiamare il cittadino, raccogliere ulteriori informazioni e valutare il livello di priorità clinica, classificando il caso come ad alta, media o bassa priorità. Solo a quel punto viene fissato l’appuntamento. Così facendo il cittadino arriva nella Casa di comunità con un orario già definito, evitando lunghe attese e accessi impropri» aggiunge il dottor Rigoli.

All’appuntamento

Ad accogliere l’utente c'è un’équipe composta da un medico e da un infermiere. Una coppia professionale che rappresenta il punto di forza del nuovo modello assistenziale. La casistica è varia.

Nella mattinata di ieri, tra le 8 e le 10, la dottoressa in servizio ha visitato quattro pazienti: una crisi ipertensiva, un’otite, un trauma poi inviato al pronto soccorso per ulteriori accertamenti e un paziente cronico che necessitava di un aggiustamento della terapia farmacologica.

«La Casa di comunità non offre soltanto visite mediche. Al suo interno sono attivi diversi ambulatori: quello infermieristico per medicazioni, rimozione o controllo di punti di sutura, trattamento di ferite e somministrazione di terapie endovenose, come flebo. Un altro settore è dedicato alla gestione delle cronicità, con controlli programmati quali la misurazione della pressione arteriosa, il check-up del peso e l'impiego di device di telemedicina».

A breve entrerà a regime anche il Cup. Inoltre, la Casa di comunità di Fiera è destinata a crescere diventando una struttura “plus” per i disturbi del cuore, con uno specialista cardiologo presente in alcuni giorni. «Il professionista effettuerà in modo programmato visite specialistiche ed esami di secondo livello, come l’ecocardiogramma. Stiamo creando il percorso. Il collegamento diretto con la Cardiologia dell’ospedale consentirà inoltre di indirizzare rapidamente il paziente verso il reparto, se necessario, senza interrompere la continuità delle cure» aggiunge il dottor Rigoli.

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