Casa di comunità a Castelfranco: a novembre il trasferimento nell'ex Serd

La nuova struttura sanitaria diventa il riferimento per casi non urgenti. Presentati i servizi: tra le novità infermiere di famiglia e punto unico di accesso. Attualmente si trova nel padiglione K, ma da novembre sarà in via Ospedale

Davide Nordio
I servizi predisposti al padiglione K
I servizi predisposti al padiglione K

Un punto di riferimento per casi non urgenti ma innanzitutto un servizio di orientamento per i servizi sociosanitari: anche Castelfranco ha la sua Casa di comunità, la cui struttura e servizi sono stati presentati alla popolazione in un incontro molto partecipato. Attualmente ha sede nel padiglione K all’interno dell’ospedale, ma a breve, entro novembre, troverà spazio nell’ex Serd in via Ospedale, completamente ristrutturato grazie ai fondi Pnrr: «Si tratta della casa di comunità che servirà il bacino di utenza più grande del distretto di Asolo», ha spiegato il direttore del distretto Alberto Gamba, «cioè i 93.000 abitanti dei Comuni di Castelfranco, Vedelago, Riese Pio X, Resana, Loria, Altivole e Castello di Godego, un servizio importante per la sanità territoriale».

L’evento

La casa di comunità è stata presentata, oltre che dal dottor Gamba, anche dal direttore della Ulss 2 Giancarlo Bizzarri, da quello della funzione territoriale Roberta Rigoli, dalla coordinatrice del servizio Elena Cecchin e del servizio Infermiere di Famiglia Roberta Baldisser, una delle novità della casa d comunità. «Il primo punto di contatto per situazioni non gravi è il numero unico 116117 attivo h24», ha spiegato Gamba, «per le urgenze invece rimane sempre il 118. Nella casa di comunità è presente la continuità assistenziale, cioè l’ex guardia medica, con due medici dalle 20 alle 8 e dalle 8 di sabato alle 8 di lunedì. I medici diventeranno quattro nei giorni superfestivi, ovvero i ponti, a Natale, a Pasqua e Pasquetta».

Gli altri servizi presenti nella casa di comunità sono l’assistenza domiciliare integrata, due ambulatori di medici di medicina generale, un ambulatorio infermieristico, sei ambulatori, un punto prelievo per pazienti fragili, due specialisti in cardiologia ed endocrinologia, una struttura di diagnostica (elettrocardiografo, spirometro, dermoscopio, otoscopio e retinoscopio, ecografo a ultrasuoni ed emogasanalizzatore) che permetterà ai medici che prendono in carico il paziente di approfondire già al momento le condizioni di salute senza inviarlo in altri laboratori.

Infermiere di famiglia

Ma le novità più importanti sono il punto unico di accesso (Pua) e il servizio di Infermiere di famiglia e di comunità: «Il Pua», continua Gamba, «è presto spiegato: l’utenza qui riceverà tutti gli orientamenti necessari e si potrà anche prenotare visite attraverso il Cup». Il servizio Infermiere di famiglia è destinato alle persone con malattie croniche, over 65 in condizioni di fragilità o incapacità di autocura, familiari che hanno bisogno di supporto o aiuto pratico per gestire la salute di un proprio caro. «Il paziente sarà seguito a domicilio attraverso la telemedicina», ha spiegato la dottoressa Baldisser, «a parte una prima visita in loco per capire la situazione».

Il servizio viene attivato su segnalazione del medico di famiglia, dei servizi sociali, dall’ospedale in fase di dismissione, oltre che dai diretti interessati e delle loro famiglia. Altra importante novità strategica, l’integrazione con i servizi sociali della Ulss e con quelli dei comuni e poi dell’Ambito territoriale sociale: «Anche questo risponde alla logica che l’utente non dovrà più girare per varie strutture, ma avrà un unico di riferimento» ha concluso Gamba. La casa della comunità potrà essere conosciuta meglio dai cittadini in occasione dell’open day: appuntamento il 15 ottobre nell’ambito della Settimana della salute con visite alle 10 e alle 14.

 

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