Il carcere di Treviso è sovraffollato ma la burocrazia frena: ecco il piano di ampliamento
Il progetto per utilizzare gli spazi dell’ex Istituto penale minorile non partirà prima della fine del 2027. A Santa Bona il sovraffollamento sfiora il 175% e mancano anche agenti di polizia penitenziaria.

La burocrazia frena il progetto di ampliamento del carcere di Treviso. Prima di poter usufruire degli spazi dell’ex Istituto penale minorile (Ipm) potrebbe volerci un anno. I detenuti a Santa Bona sono attualmente 228, a fronte di una capienza massima di 130 unità. L’indice di sovraffollamento, come evidenziato nella relazione diffusa dalla Camera penale trevigiana “Guido Sorbara”, sfiora il 175%, posizionandosi al di sopra della media nazionale del 140%.
La situazione rende ancora più urgente la realizzazione del progetto di espansione della casa circondariale sfruttando gli spazi dell’ex Ipm rimasti vuoti dopo il trasferimento a Rovigo a febbraio. Questioni meramente formali stanno frenando il progetto che non vedrà la luce prima della fine del 2027.
Fino ad allora i detenuti rimarranno stipati nelle celle, con tre docce per 80 persone come accade al primo piano del reparto circondariale. L’affollamento da un lato, il vuoto imposto dalle carte dall’altro.
Manca il via libera
All’atto del trasferimento l’immobile infatti è stato assegnato al Demanio, allungando i tempi di consegna al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Per un via libera all’allargamento bisognerà attendere l’atto formale di assegnazione dell’ex Ipm alla casa circondariale di Treviso. Nel frattempo il vecchio Istituto penale per minorenni si presenta come una scatola vuota, ad eccezione della parte adibita a Centro di prima accoglienza.
La struttura, concentrata in una piccola porzione dell’edificio, è destinata a minorenni che vengono arrestati o posti in stato di fermo fino all’udienza di convalida. La situazione è così da febbraio quando dopo anni di annunci e progetti, il trasferimento del carcere minorile a Rovigo è diventato realtà.
Le ricadute sul personale
Il sovraffollamento e l’assenza di spazi idonei ha ricadute tanto sui detenuti quanto sul personale della casa circondariale. A pieno regime il personale di polizia penitenziaria nel carcere di Treviso prevederebbe 159 unità. Attualmente gli agenti in servizio a Santa Bona sono 127, una trentina in meno rispetto al dovuto.
Viene a crearsi così l’ennesima fonte di criticità e disagio. Gestire un numero di detenuti di quasi il doppio rispetto alla capienza massima rende complesse anche le operazioni di routine. Sovraccarico di lavoro e una difficoltà cronica nel coprire ferie e assenze per malattia sono all’ordine del giorno a Santa Bona.
Turni pesanti e un contatto continuo con la sofferenza hanno un impatto forte sulla sfera psicologica degli operatori tra cui si moltiplicano le assenze per stati ansiosi.
Le aggressioni al personale
Chi lavora a stretto contatto con i detenuti deve anche fare i conti con il rischio di subire violenze fisiche. Il fenomeno è un altro dei tanti punti critici evidenziati nella relazionei della Camera penale trevigiana “Guido Sorbara” impegnati nei giorni scorsi in una doppia visita del carcere di Santa Bona, la seconda con i rappresentanti dell’associazione Nessuno Tocchi Caino.
Guardando ai dati più recenti si contano 15 episodi di aggressione al personale di polizia penitenziaria, e due a quello sanitario. Come riportato dai penalisti trevigiani l’assistenza è garantita da dieci medici che coprono turni di 12 ore affiancati da cinque infermieri, due al mattino e due al pomeriggio mentre il presidio notturno è affidato ad un medico. La presenza notturna di un infermiere non è prevista. Unici gli specialisti presenti: un odontoiatra (12 ore a settimana) e uno psichiatra presente per tre ore a settimana.
Curare il disagio mentale
Il disagio psichico è una delle piaghe che affliggono la popolazione carceraria. I detenuti con patologie psichiatriche conclamate sono una decina ma i numeri potrebbero essere molto più elevati. Chiedere aiuto medico di fronte a disturbi d’ansia e depressione non è un’azione automatica per i carcerati. Quando il problema si manifesta è troppo tardi.
La relazione dei penalisti trevigiani fa riferimento a due tentativi di suicidio e undici casi di autolesionismo. Gli avvocati segnalano in aggiunta il misuso e l’abuso di farmaci, nonché di comportamenti forieri di dipendenza. Per contrastare questo problema il carcere ha avviato un progetto per l’eliminazione di farmaci quali Rivotril e Subutex – utilizzati in alcuni casi dai detenuti come moneta di scambio – con risultati positivi. «Ci siamo trovati davanti a un cimitero dei vivi» commenta senza mezzi termini il presidente della Camera penale trevigiana, Simone Guglielmin.
«È il momento di ripensare l’essenza stessa del carcere che non è più adeguata agli standard culturali e sociali della nostra società». La “Guido Sorbara” ha proposto la creazione di un tavolo permanente con le istituzioni per affrontare le criticità delle carceri.
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