Caporalato tra i campi Accertamenti anche sulle aziende vinicole

cessalto. Dopo aver messo le manette ai polsi del presunto caporale gli investigatori vogliono approfondire il ruolo delle aziende e capire se fossero al corrente dei quanto venivano pagati i braccianti. Sembra dunque annunciare novità l’inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dal sostituto procuratore Anna Andreatta che ha portato alla luce il sistema di caporalato tra le vigne di Veneto e Friuli, con paghe inferiori a 5 euro l’ora. Aggravato dal costringere 18 persone a vivere in condizioni disumane, all’interno di un’abitazione nella campagna di Cessalto, chiedendo loro una sorta di affitto, sottraendo parte della “paga” per spese di vitto e alloggio.
l’operazione
È quanto aveva attivato Ali Usman, pakistano di 27 anni, arrestato in flagranza per sfruttamento di lavoratori in condizioni di bisogno lo scorso 4 dicembre dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Treviso, unitamente ai colleghi della stazione dei carabinieri di Cessalto, che hanno dato il via all’indagine. L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandra Nava, si difende sostenendo di non essere un caporale tanto che lui stesso guadagnerebbe le stesse cifre. Il giovane, residente a Cessalto e titolare di una ditta per lavori agricoli regolarmente registrata, è però accusato di aver reclutato e sfruttato 18 connazionali, la maggior parte dei quali costretti a lavorare in nero, con la promessa di una regolare assunzione.
le indagini
L’operazione si è sviluppata tra lo scorso mese di ottobre e novembre: i militari si erano insospettiti dal via vai quotidiano all’interno del territorio di due furgoni, poi risultati senza assicurazione, né revisione e guidati da persone senza patente, compreso lo stesso arrestato. Era infatti il giovane 27enne, dopo aver regolarmente pattuito dei lavori di vendemmia presso aziende vitivinicole delle province di Treviso, Venezia e Pordenone ad accompagnare gli sfruttati – la maggior parte richiedenti asilo, in fase di regolarizzazione, di un’età compresa tra i 18 e i 40 anni – nei vigneti. Come hanno dimostrato i pedinamenti e le indagini, nonché le testimonianze degli sfruttati, l’uomo li svegliava alle 4. 30 del mattino, nell’abitazione di via Brian dove ha sede la ditta, che di fatto era diventato un lager: un unico bagno, niente riscaldamento, materassi a terra, muffa, vetri rotti e sporcizia, a creare una situazione di profondo disagio anche sotto il profilo sanitario. Quindi, dopo aver percorso strade secondarie per evitare controlli, il lavoro nei campi.
le aziende
A questo punto i carabinieri potrebbero svolgere accertamenti anche sulle aziende dove questi lavoratori venivano portati per capire se erano all’oscuro di tutta la vicenda. I lavoratori venivano retribuiti con 5 euro all’ora, compenso al quale venivano sottratti 4 euro al giorno per il trasporto nei campi; 50 euro al mese per i pasti e 100 euro al mese per il posto letto. Una situazione disumana, completamente a capo del 27enne, residente in Italia da circa 4 anni ed ex richiedente asilo. Verificate in flagranza le condizioni di sfruttamento e dopo la convalida dell’arresto, gli è stato anche dato un provvedimento di sospensione dell’attività oltre al sequestro dei due mezzi. —
Giorgio Barbieri
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