Cantava e suonava alle feste era amato dalla sua comunità
ponzano. Aveva perso il lavoro da poco, ma contava di ritrovarlo presto, per permettere un futuro dignitoso alla sua famiglia qui nella Marca. Osagie Aduduka, il 32enne nigeriano che ha perso la vita ieri a Ponzano a due passi da casa a causa di un incidente stradale, è ricordato da tutti come un ragazzo tranquillo e solare. Fino a qualche mese fa lavorava come magazziniere in un’azienda di Treviso salvo poi essere rimasto disoccupato. Era successo proprio in corrispondenza del matrimonio con la moglie, anche lei nigeriana, e della nascita della loro bimba, nata cinque mesi fa. Oltre a lui, nella Marca, abitava anche la sorella dell’uomo, attualmente in Nigeria ed una delle prime ad aver saputo dell’incidente. Proprio dal paese d’origine, la donna, ha mobilitato la comunità nigeriana. Osagie e la moglie, che abitavano nell’appartamento di via Santandrà da quasi due anni, si erano infatti sposati da poco ed erano legati alla comunità cristiana dei nigeriani di Treviso. Proprio ieri mattina, assieme, avevano partecipato alla messa, immortalandosi in quello che si è rivelato essere il loro ultimo scatto assieme, proprio di fronte all’auto che – poche ore più tardi – ha causato la morte dell’uomo. Ieri sul luogo dell’incidente in via Santandrà sono arrivate tantissime persone che lo conoscevano e che con Osagie avevano condiviso alcune feste. Il giovane sapeva infatti cantare e suonare, sia la chitarra che il pianoforte, e si dilettava a presentare le serate organizzate dalla comunità di nigeriani che abitano in provincia di Treviso. Si faceva chiamare Mc Aluzik ed avrebbe dovuto presentare anche la festa organizzata per la vigilia di Natale in un bar lungo la Feltrina, a Treviso. Sul posto è accorso anche il parroco di Ponzano, don Matteo Volpato, allertato dalle sirene mentre si trovava in canonica «Era un ragazzo tranquillissimo e solare, non si meritava una fine del genere, così violenta» raccontava ieri Yassin Boulahouajeb, vicino di casa della vittima, «ora il primo pensiero deve però essere per la moglie e la figlia: ha bisogno di aiuto, va sostenuta, non può andare avanti da sola. Confido non sia dimenticata. Osagie era un ragazzo buono, per loro due voleva il meglio». —
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