Camolei: «Lega e Marchi hanno affossato il Canova»

Ampliamento bocciato, le accuse dell’assessore ed ex presidente AerTre Muraro e Unindustria premono: «Lo sviluppo dello scalo è necessario»
SPARVOLI TREVISO CONCERTO FILARMONIA VENETA AEREOPORTO CANOVA - CONCERTO FILARMINA VENETA
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Leonardo Muraro, presidente della Provincia e uno dei big della Lega, non ha dubbi: «Sto con Marchi, il verdetto della commissione Via è inaccettabile, non si può stroncare in questo modo lo sviluppo di una città e del territorio», sbotta a caldo, «se poi fosse vero che tutto è dovuto a guerra personali fra Mainardi (ex commissario per il passante e le grandi opere in Veneto, oggi componente della commissione ministeriale ndr) e Marchi, o fra Mainardi e Gava (l’ex parlamentare Pdl, uno degli artefici della caduta di Berlusconi, oggi consulente di Save ndr) sarebbe inammissibile, il segno che in questo paese siamo davvero finiti».

E si schiera anche Unindustria, l’associazione degli industriali: «Non si può fermare lo sviluppo della città, l’aeroporto va ampliato a beneficio del territorio» fanno sapere da palazzo Giacomelli, in attesa di ulteriori prese di posizione.

Il caso aeroporto si arroventa, ed è destinato a scandire la politica dell’autunno-inverno, fra città e Venezia, fra enti locali e Regione. Venerdì la commissione via del Ministero ha bocciato con 48 sì e 2 astenuti il piano di ampliamento e l’aumento dei voli, imponendo peraltro ulteriori lavori per la sicurezza. Sabato Marchi, numero uno di Save, ha minacciato di chiudere l’aeroporto di San Giuseppe, ricalibrato da Roma a 16.300 voli annui dopo questo verdetto, dirottando altrove voli e passeggeri.

Da Ca’ Sugana, però, gli risponde Paolo Camolei. Oggi è assessore all’urbanistica, ma fino al 2007 è stato presidente di AerTre, fortemente voluto dalla Lega, che alla fine lo scaricò, in sintonia con Marchi e Save. Una AerTre che allora, salvata dal sindaco Gentilini nel 1994 con la presidenza affidata a Italo Anoja, era una società autonoma, partecipata e non controllata da Save.

E Camolei, in perfetto allineamento con il sindaco Giovanni Manildo, accetta il verdetto della commissione ministeriale: «Come abbiamo sempre detto, l’aeroporto deve funzionare nel rispetto delle regole, dell’ambiente e del territorio, con un intelligente compromesso fra l’aspetto economico, l’ambiente e la sicurezza», premette, «non deve vincere Marchi, e non deve vincere il comitato di Faraoni. Ma deve vincere la città. Questa sconfitta del progetto era annunciata, per la gravissima responsabilità della Lega, che ha abdicato al ruolo di governance dell’aeroporto, e per i disegni di Marchi e Save, che hanno sovradimensionato lo scalo del futuro, non tenendo conto del contesto in cui è inserito: la Noalese, l’aeroporto militare, il parco del Sile, San Giuseppe, Quinto».

Ma l’ex presidente si toglie anche i sassolini contro Marchi, che lo aveva accusato di «errori di gestione» e di «suite presidenziali» a San Giuseppe: «Quella che lui chiama suite l’avevano messa nel progetto i suoi professionisti. Come Paolo Mar e «Save Engineering», che hanno gestito l’operazione ampliamento. La storia dice che per sei anni sono stato in un buco di 4 metri per 4, altro che suite», dichiara Camolei.

Intanto, a San Giuseppe, cresce l’’allarme fra i lavoratori. «Si torna indietro di 5 o 6 anni, con la riduzione dei passeggeri. Ma se si chiude lo scalo è finita davvero». Ma il comitato anti ampliamento dell’aeroporto rilancia: «Se fosse vero, come dice Marchi, che ogni milione di passeggeri porta un migliaio di posti di lavoro, non dovremmo già avere migliaia di dipendenti? E perché invece non sono non più di 200? La verità è che sono stati sempre forniti dati demagogici, buoni per fare propaganda».

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