Bracconaggio, tre arresti nella Marca
Tre arresti, cinque indagati. È il bilancio di una maxi inchiesta portata a termine dal Corpo Forestale dello Stato contro un traffico illecito di richiami utilizzati principalmente per l’attività venatoria. Oltre al bracconaggio, agli indagati vengono contestati ricettazione, furto venatorio, riciclaggio, maltrattamenti su animali e detenzione abusiva di armi. Sequestrato anche denaro in contante e diverso materiale, tra cui decine di migliaia di munizioni, armi e alcune macchine in grado di sofisticare gli anelli identificativi. In carcere sono finiti Alessandro Lavina, 50 anni residente a Godega, Maurizio Pasini, 61 anni residente a Vittorio Veneto, e Zelina Corbonese, 51 anni residente a Conegliano. I cinque indagati sono Renzo Pagotto, 61 anni residente a San Fior, Sergio Cavecchia, 40 anni residente a San Pietro di Feletto, Giuseppe Scremin, 72 anni residente a Castelfranco, Daniela Tomasella, 35 anni residente a San Fior, e Edoardo Cauz, 79 anni residente a Cordignano. Oltre a questi risulta indagato anche il bellunese Antonio Broi, 73 anni di Ponte nelle Alpi.
le accuse
Complessivamente l’indagine condotta dalla Procura di Trento ha portato a 18 arresti, con sette ordinanze di custodia cautelare in carcere, tre delle quali eseguite nella Marca, oltre 50 persone indagate e circa 46 perquisizioni tra Trentino, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Campania e Toscana, con oltre 250 uomini dei carabinieri del Corpo forestale, di sette diversi reparti, impegnati sul campo, con la collaborazione anche della sezione autostradale della Polizia di Stato. Nell’ambito dell’indagine sono stati sequestrati oltre 20.000 esemplari, vivi e morti, ed è emerso che venivano raccolte oltre 1.000 nidiacee a settimana in media, di tordo bottaccio dal Burgraviato e val di Non. Dalla base operativa nella Piana Rotaliana, secondo l’accusa, l’avifauna veniva poi conferita a privati residenti in Lombardia e a noti commercianti della provincia di Brescia, i quali poi a loro volta smistavano a singoli acquirenti delle province di Brescia e Bergamo. Un’altra parte consistente del traffico ha riguardato il Veneto, e in particolare le province di Vicenza e Treviso, quest’ultima un epicentro importante, con 19 perquisizioni e tre arresti. Gli esemplari, appena raccolti, valevano in media circa 30 euro, ma con lo svezzamento e l’ingrasso potevano arrivare a valere anche 300 euro. Le stime, quindi, parlano di un traffico illecito del valore di diverse centinaia di migliaia di euro.Sequestrato anche denaro in contante e diverso materiale, tra cui decine di migliaia di munizioni, armi e alcune macchine in grado di sofisticare gli anelli identificativi.
i sequestri
Oltre agli esemplari di avifauna, è stato sequestrato denaro in contante e diverso materiale, tra cui decine di migliaia di munizioni, armi e alcune macchine in grado di sofisticare gli anelli identificativi che vengono apposti di norma sugli uccelli per la loro identificazione, a dimostrazione, secondo gli inquirenti, che le operazioni della filiera illecita - che andava dalla raccolta delle nidiacee, al trasporto, fino alla rivendita - venivano svolte in modo meticoloso. —
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